N - Uova

Luglio 17, 2008 by Narco Team

Una pancia rigonfia, la pelle tesa e liscia, il cavo dell’ombelico scomparso nella curva perfetta. Una donna incinta, davanti ai suoi occhi; meglio, lei stessa.

Si passò una mano sul ventre percorrendo tutta quella enorme collina rosa, avanti e indietro, avanti e indietro, lentamente. Faceva la scoperta di una nuova geografia del corpo. Ne provava un intenso piacere, leggero. Felice di fluttuare sospesa in un mondo morbido, di suoni ovattati. Racchiusa in uovo grosso e scivoloso, le pareti viscide di albume, ma lei stessa era l’uovo.

Si svegliò chiedendosi che volesse dire: la notte prima era sua sorella a essere incinta, quella prima ancora la sua migliore amica, il mese scorso la sua ex collega di lavoro che non vedeva da un bel po’. Stanotte, era lei stessa.

Pance: donne tonde e pesanti come palle mediche, ma anche leggere come bolle di sapone.

Che voleva dire?

Buone notizie, numero della cabala 66.

Invidia per un’altra donna, numero della cabala 85.

Non aveva mai creduto alle interpretazioni numeriche dei sogni, stupidaggini. Ripose il volume sullo scaffale.

Si  guardò allo specchio, sfiorò l’addome piatto e infilò i pantaloni a sigaretta per uscire. 

La sera dopo chiamò Elide per dirle che non ce la faceva proprio ad andarla a trovare, il raffreddore le sbatteva sulle tempie, era meglio per tutti se rimaneva a casa abbracciata a una tazza di tisana balsamica.

“Peccato. Volevo che tu fossi la prima a sapere…”

“…aspetti un bambino?”

“Ma come fai a saperlo?”

“Ti ho sognata un paio di giorni fa”.

 

Posted by Sara Stangherlin

www.sarastascrivendo.wordpress.com

 

Woman’s Bed-room - 3

Luglio 11, 2008 by Narco Team

 

NOVA 

Il letto è morbido e semplicissimo, starebbe bene in qualsiasi camera. La testiera imbottita color burro si abbina con tutti i completi di lenzuola, federe e copripiumone che le va di comprare: con poco riesce a cambiare l’intera stanza, basta scegliere se usare il tinta unita sabbia con le cuciture marroni e i bottoni di legno sui cuscini o lo scozzese giallo, arancio e rosso o la fantasia fiorata di rose e lillà.

Qualsiasi sia il colore delle lenzuola, sopra il letto c’è un cuscino fucsia con una scritta in nero, fatta a mano con la pittura per stoffa: “Amar es una locura a menos que no se ame con locura”. L’ha comprato in un negozietto di artigianato di Granada, in un pomeriggio solitario. 

Insieme alle lenzuola le piace cambiare anche i profumi. Su una mensola c’è un diffusore di aromi per ambiente e due file perfettamente parallele di boccette con gli oli essenziali. Rosmarino per la concentrazione e la memoria, rosa damascena per le emozioni e i sentimenti; zenzero, arancia dolce e cannella per l’inverno, citronella per le sere estive; limone e mandarino come energizzanti e armonizzanti.

Alla mattina, dopo il caffé e prima di uscire, non si dimentica mai di aprire le finestre e far circolare un po’ di aria nuova. Lo fa anche se c’è la pioggia, o la neve. Quando rientra per la pausa pranzo, va in camera e si mette a pensare con la sua piccola collezione davanti. Sceglie l’essenza e ne versa cinque o dieci gocce nell’incavo del diffusore; aggiunge due dita d’acqua e accende il lumino. Poi pranza. Prima di uscire, spegne la candela.

Alla sera, ritrova nella stanza l’atmosfera che ha creato. 

 

Posted by Patrizia Spinetta

 

Il sonnifero

Luglio 8, 2008 by viano

Mia madre mi ha svegliato per bere. Non è che me l’ha chiesto. Non mi chiede più niente da fin troppo tempo ormai. L’ho sentita agitarsi, in camera sua, poco oltre la parete dietro il mio letto. Mi sono alzato e l’ho raggiunta di là e lei mi ha guardato nella penombra della camera rischiarata dal verde della croce della farmacia sotto casa, la domanda muta di cui si facevano carico i suoi occhi strozzata nella gola.

– Hai sete – le ho detto.
Lei ha annuito. Sono andato in cucina, sempre al buio, la strana sensazione di essere un ospite in casa mia e ho preso la bottiglia dal frigo. Ho riempito un bicchiere prendendolo dal pensile sopra il lavello e sono tornato di là. Mi sono seduto accanto a lei, sul suo letto e l’ho aiutata a stringere il bicchiere e a portarselo alla bocca. Ho aspettato che ne bevesse un po’, prima che l’urgenza si spegnesse così come era nata e poi l’ho appoggiato sul comodino accanto a lei. Per dopo. Nell’assurda speranza che potesse ricordarsene. Poi l’ho fatta ridistendere ma non prendeva sonno. Ho cominciato ad accarezzarle i capelli (che sono ancora lunghi e setosi e bianchi). Poi mi sono sdraiato accanto a lei, allungandomi su quel lettino troppo stretto, cercando di non pesarle addosso ma di farle sentire il mio peso. Ho aspettato che chiudesse gli occhi una prima volta, ma, appena mi sono alzato, li ha riaperti. Sono tornato accanto a lei, cercando di essere il meno rigido possibile per trasmetterle una calma che non sentivo, l’orecchio aggrappato ai rumori della strada per non addormentarmi a mia volta. E questa volta ho aspettato che il suo respiro si stabilizzasse. Ho aspettato di poterlo contare. Uno, due. Uno, due. Uno, due.

Posted by Mario Capello

Narcoleptic

Luglio 6, 2008 by Narco Team

Placebo, Narcoleptic Live Olympia