Archivio per la categoria ‘testimonianze’

Stavolta per un po’ sognami

Agosto 7, 2008

L’ho capito ora che sei solo calore e colpi di testa. Che sei sempre la metà, ma potresti essere il triplo. E smettila di domandarmi se la mente ha vita autonoma, lo sanno tutti che non è così. Anche ieri mi hai mandato un messaggio subito dopo. Ma stavolta per un po’ sognami. E lasciami in pace. Con te è come forzarsi di cercare la lucidità da ubriaco. Anche se il tempo finora è stato bellissimo, lo so. Vorrei da te quella cosa per cui attrazione è una parola troppo poco sottile. Quel delirio del momento subito prima. Tu che stoppi adesso queste parole e ci capiamo. Tu mi stringi. Io il doppio. Tu mi prendi e io ti voglio. E ci ritroviamo nel silenzio tra testa e cuore a chiederci cos’è, aspettando che sia il respiro a dircelo. Potrò averti bella come avrei sempre voluto, vero? Del resto non sei tra quelle che non credo di averci scambiato più di cinquanta parole. Sei dalla cinquantuno in poi. Rimani quella che “ancora e ancora”. E non perché sei l’unica che mi hanno dato. Non c’entra l’ermeneutica, Burford o le lezioni d’inglese. Non è come nelle storie d’amore che mi vengono a cercare. E’ guidare il solito tragitto in macchina al minimo. Con il cellulare spento, la musica rimpicciolita nella radio e lo sguardo al paesaggio assopito. Non sono solo le fasi di trance o i tatoo a lasciare i segni. Voglio tutto il casino che puoi darmi. E voglio che sia bello e incancellabile. Che tanto ci si ama fino all’ultimo, io e te. Giusto no? Ne abbiamo di strada, mi hai scritto. E se ti chiedo di farmi guidare mi rispondi sempre che lo sto già facendo.

 

Posted by Michele Wad Caporosso

Nightly Trip - America 1

Marzo 9, 2008

 

Prima parte

Della prima notte americana non ricordo niente, se non il risveglio: è arrivato il profumo dell’oceano, seguito da quello del caffè. Mi sentivo elettrizzata.

Durante il primo mese, ho dormito serenamente: sogni rosa che si alternavano a neri profondi, dove si macinavano tutti gli entusiasmi della giornata per le alternative ancora non viste.

Poi sono venuti gli incubi: sabbia che mi graffiava, vento che mi sollevava, nonostante mi ancorassi forte ai parapetti del pontile. Gli stati onirici continuavano nel dormiveglia, nel quale affioravano ricordi per cui era già stato scelto l’oblio.

Con la primavera è arrivata l’insonnia. Per fortuna, insieme a lei, si è presentato anche lui. Così passavamo le notti a parlare, a raccontarci le nostre case e i nostri amici, con la lucidità che la distanza regala.

Prima di metterci a letto, uno di fronte all’altra con la testa appoggiata sulla mano a osservare le labbra muoversi, facevamo sempre un giro in macchina. Quelle strade larghe e infinite ci affascinavano: ci sembrava che fossero svaniti i confini.

Qualche volta ci fermavamo al supermercato. A turni spingevamo il carrello, mentre chiacchieravamo di consumo critico, mercato equo-solidale e organismi geneticamente modificati. Ci incantavamo di fronte a scaffali colorati grandi come strade e perdevamo mezze ore a scegliere quali biscotti provare.

Facevamo la spesa anche per i nostri coinquilini. Quando tornavamo a casa, svuotavamo le borse e sistemavamo gli acquisti al loro posto. In silenzio.

 

Posted by Patrizia Spinetta

Photo by Peanutbuttertuesday on Flickr.com

 

Sogniamo tutti così?

Gennaio 30, 2008

Per me dormire è un viaggio, una reincarnazione. Cadendo tra le braccia di Morfeo, è come se aprissi la porta di un universo parallelo in cui esiste il mondo esattamente come lo conosco qui, ma di fatto non questo: un mondo che utilizza gli stessi schemi di questo eppure non li rispetta, un mondo che ti impone le sue leggi e si lascia imporre le tue, un mondo dove tu sei Dio e uno qualunque insieme.

I miei sogni sono assurdi, ma forse non solo i miei…musiche che accompagnano le azioni e i pensieri mentre li penso e che mi accompagnano in testa anche dopo essermi svegliata…immagini coloratissime o monocromatiche quasi sempre ferme sui toni del verde marcio o del rosso/arancio…certe volte ho come l’impressione di collegarmi davvero con un altro mondo a cui si può accedere solo così.

Per quale motivo, allora, riesco a spiegarmi cose solo dopo averle sognate? Perchè rivedo nella realtà scene che avevo vissuto nello stesso identico modo nel sogno? Forse questa porta verso una quarta dimensione non si apre sempre, certe volte i sogni possono essere banali e rispecchiare davvero le nostre paure e i nostri desideri più nascosti, come affermano numerosi psicologi (che probabilmente però non sognano mai o sognano in bianco e nero tipo film muto anni ‘30).

Qui nel sud c’è una vera e propria cultura del sonno, anzi, del sogno. Sognare diventa magico, perchè si dice che ai morti viene concesso di parlare con i vivi solo in sogno, i morti sono la bocca della verità, perchè abbandonando la vita terrena hanno perso il velo della realtà dietro cui nascondersi (da qui nasce e si snocciola tutto un altro discorso legato al sogno e alle credenze che ci porta dritti dritti ai numeri da giocare al Lotto…). Io non lo so chi ha ragione, se gli psicologi o i vecchietti delle mie parti, ma per me il momento del sonno è un rito, quasi magico. Forse stanotte andrò a vivere la mia vita parallela, forse sognerò per tutta la notte i miei prossimi esami all’università o forse farò una lunga passeggiata con mia nonna, ascoltandola parlare o parlando io per lei, sentendo il suo profumo che da anni nella realtà non sento più.

I sogni sono magici e tutti possiamo assistere a questa magia, anzi, crearla. Ma davvero sogniamo tutti? Davvero, sogniamo tutti così?

 

Posted by Giusy

www.myspace.com/giusy_dreamer   

Photo by Robby Garbett on Flickr.com

Caffeina

Ottobre 25, 2007

Non riesco a capire se dormo. Se penso, non sto dormendo, allora sono sveglia. Ma forse ho dormito? Non lo so, però ho visto tutte le ore, verdi e digitali, sulla sveglia, dalle tre in poi.

È tutta colpa del caffè, non dovevo berlo. Allora sono sveglia. È anche colpa di questa zanzara che mi tormenta l’orecchio e non vuole morire. In fondo la festa sembrava non finire mai  e il caffè mi pareva d’obbligo. Allora decisamente non sto dormendo. È questo caldo soffocante e umido: via la coperta! Ma senza avrò freddo, allora solo mezza. Ma poi si è spento tutto, forse perché la festeggiata era piegata a vomitare dietro un albero. Adesso mi rilasso, distendo bene le gambe e dormo. Lo sapevo che ci saremo visti, ma non sono mai preparata. Forse ho dormito un po’ e semplicemente non me ne ricordo. Sì, deve essere così, non credo di essere semisveglia da quattro ore. È l’idea di lui che mi frega. Quattro ore sono…sessanta minuti per quattro: quattro per zero fa zero, sei per quattro ventiquattro…duecentoquaranta minuti. Sono decisamente sveglia. Anche la festa ha avuto la stessa durata: non è possibile. Ho avuto come la sensazione che volesse dirmi qualcosa, forse non sapeva nemmeno lui cosa. Può essere. Mi pare di avere una patina sulla lingua, un retrogusto di caffeina, eppure il caffè non è stata l’ultima cosa che ho bevuto, ma sembra che la mia bocca ne sia impregnata. Via la mezza coperta. Ci siamo lanciati un paio di occhiate. Il resto scivola, il caffè rimane. Ti odio, è autunno e non sei ancora morta. E mi ronzi sopra la testa. Mi bruciano un po’ gli occhi, passerà tutto se dormo. Allora è colpa del caffè, lo sapevo. Lo sapevo che non dovevo berlo alle undici e mezza di sera. Il minimo, perché domani non sia uno zombie, sono cinque ore. Siamo stati agli antipodi, per paura di trovarci troppo vicini. Me l’hanno offerto, mi sembrava brutto rifiutare, e poi ne avevo voglia. Qualcosa gli è rimasto, di non detto, lo so, lo sento. Adesso ti ammazzo, se mi rigiri ancora attorno ti spiaccico.

  

Posted by Sara Stangherlin

www.saras.freewordpress.it

Photo by Blackanddecker on Flickr.com