
L’ho capito ora che sei solo calore e colpi di testa. Che sei sempre la metà, ma potresti essere il triplo. E smettila di domandarmi se la mente ha vita autonoma, lo sanno tutti che non è così. Anche ieri mi hai mandato un messaggio subito dopo. Ma stavolta per un po’ sognami. E lasciami in pace. Con te è come forzarsi di cercare la lucidità da ubriaco. Anche se il tempo finora è stato bellissimo, lo so. Vorrei da te quella cosa per cui attrazione è una parola troppo poco sottile. Quel delirio del momento subito prima. Tu che stoppi adesso queste parole e ci capiamo. Tu mi stringi. Io il doppio. Tu mi prendi e io ti voglio. E ci ritroviamo nel silenzio tra testa e cuore a chiederci cos’è, aspettando che sia il respiro a dircelo. Potrò averti bella come avrei sempre voluto, vero? Del resto non sei tra quelle che non credo di averci scambiato più di cinquanta parole. Sei dalla cinquantuno in poi. Rimani quella che “ancora e ancora”. E non perché sei l’unica che mi hanno dato. Non c’entra l’ermeneutica, Burford o le lezioni d’inglese. Non è come nelle storie d’amore che mi vengono a cercare. E’ guidare il solito tragitto in macchina al minimo. Con il cellulare spento, la musica rimpicciolita nella radio e lo sguardo al paesaggio assopito. Non sono solo le fasi di trance o i tatoo a lasciare i segni. Voglio tutto il casino che puoi darmi. E voglio che sia bello e incancellabile. Che tanto ci si ama fino all’ultimo, io e te. Giusto no? Ne abbiamo di strada, mi hai scritto. E se ti chiedo di farmi guidare mi rispondi sempre che lo sto già facendo.
Posted by Michele Wad Caporosso










