Archivio per la categoria ‘prose’

Stavolta per un po’ sognami

Agosto 7, 2008

L’ho capito ora che sei solo calore e colpi di testa. Che sei sempre la metà, ma potresti essere il triplo. E smettila di domandarmi se la mente ha vita autonoma, lo sanno tutti che non è così. Anche ieri mi hai mandato un messaggio subito dopo. Ma stavolta per un po’ sognami. E lasciami in pace. Con te è come forzarsi di cercare la lucidità da ubriaco. Anche se il tempo finora è stato bellissimo, lo so. Vorrei da te quella cosa per cui attrazione è una parola troppo poco sottile. Quel delirio del momento subito prima. Tu che stoppi adesso queste parole e ci capiamo. Tu mi stringi. Io il doppio. Tu mi prendi e io ti voglio. E ci ritroviamo nel silenzio tra testa e cuore a chiederci cos’è, aspettando che sia il respiro a dircelo. Potrò averti bella come avrei sempre voluto, vero? Del resto non sei tra quelle che non credo di averci scambiato più di cinquanta parole. Sei dalla cinquantuno in poi. Rimani quella che “ancora e ancora”. E non perché sei l’unica che mi hanno dato. Non c’entra l’ermeneutica, Burford o le lezioni d’inglese. Non è come nelle storie d’amore che mi vengono a cercare. E’ guidare il solito tragitto in macchina al minimo. Con il cellulare spento, la musica rimpicciolita nella radio e lo sguardo al paesaggio assopito. Non sono solo le fasi di trance o i tatoo a lasciare i segni. Voglio tutto il casino che puoi darmi. E voglio che sia bello e incancellabile. Che tanto ci si ama fino all’ultimo, io e te. Giusto no? Ne abbiamo di strada, mi hai scritto. E se ti chiedo di farmi guidare mi rispondi sempre che lo sto già facendo.

 

Posted by Michele Wad Caporosso

Men’s Bed-room - 1

Luglio 31, 2008

TOM 

La sua camera è ancora quella di quando era bimbo. Il letto è singolo e, quando ci ha fatto l’amore con una donna, non si sentiva a suo agio, a esprimere i suoi desideri con il muro sulla sinistra che limitava la libertà di movimento.

Le pareti sono azzurre e una greca, che assomiglia a una cornicetta di quelle che si fanno alle elementari, gira tutto intorno alla stanza. Di fronte al letto sono appese due stampe con i disegni di un delfino e di una foca. Sul comodino è appoggiato un orsacchiotto, il legame più bello che gli rimane con l’infanzia. Forse l’unico.

In quella camera lui non ha scelto niente, ci hanno pensato i suoi genitori. Nel frattempo, lui ha rifugiato tutte le sue cose in un piccolo studiolo, lì accanto, la caverna dove è sempre solo ma veramente se stesso. 

Ma questa stanza ha una data di scadenza. Sta lavorando per procurarsene un’altra, più grande e più libera. Sta pensando a un posto dove continuare a essere se stesso ma dove avere anche lo spazio per ospitare gli amici, i pochi che sono rimasti tra quelli vecchi e i tanti che ha voglia di incontrare.

Nella nuova camera si porterà le sue chitarre e le sdraierà sul pavimento, sparse dove hanno voglia di stare. Si ritaglierà un angolo dove studiare le luci per sperimentarsi senza alibi con la fotografia e collegherà un televisore gigante al computer per vedersi i film con la qualità che meritano. Le pareti saranno calde di colore e ci incastrerà un piccolo angolo cottura dove stappare una bottiglia di vino e bollire l’acqua per una tisana, se qualcuno la desidera. Ci sarà un letto enorme dove l’amore non avrà muri contro cui scontrarsi.

 

Posted by Patrizia Spinetta

 

 

N - Uova

Luglio 17, 2008

Una pancia rigonfia, la pelle tesa e liscia, il cavo dell’ombelico scomparso nella curva perfetta. Una donna incinta, davanti ai suoi occhi; meglio, lei stessa.

Si passò una mano sul ventre percorrendo tutta quella enorme collina rosa, avanti e indietro, avanti e indietro, lentamente. Faceva la scoperta di una nuova geografia del corpo. Ne provava un intenso piacere, leggero. Felice di fluttuare sospesa in un mondo morbido, di suoni ovattati. Racchiusa in uovo grosso e scivoloso, le pareti viscide di albume, ma lei stessa era l’uovo.

Si svegliò chiedendosi che volesse dire: la notte prima era sua sorella a essere incinta, quella prima ancora la sua migliore amica, il mese scorso la sua ex collega di lavoro che non vedeva da un bel po’. Stanotte, era lei stessa.

Pance: donne tonde e pesanti come palle mediche, ma anche leggere come bolle di sapone.

Che voleva dire?

Buone notizie, numero della cabala 66.

Invidia per un’altra donna, numero della cabala 85.

Non aveva mai creduto alle interpretazioni numeriche dei sogni, stupidaggini. Ripose il volume sullo scaffale.

Si  guardò allo specchio, sfiorò l’addome piatto e infilò i pantaloni a sigaretta per uscire. 

La sera dopo chiamò Elide per dirle che non ce la faceva proprio ad andarla a trovare, il raffreddore le sbatteva sulle tempie, era meglio per tutti se rimaneva a casa abbracciata a una tazza di tisana balsamica.

“Peccato. Volevo che tu fossi la prima a sapere…”

“…aspetti un bambino?”

“Ma come fai a saperlo?”

“Ti ho sognata un paio di giorni fa”.

 

Posted by Sara Stangherlin

www.sarastascrivendo.wordpress.com

 

Woman’s Bed-room - 3

Luglio 11, 2008

 

NOVA 

Il letto è morbido e semplicissimo, starebbe bene in qualsiasi camera. La testiera imbottita color burro si abbina con tutti i completi di lenzuola, federe e copripiumone che le va di comprare: con poco riesce a cambiare l’intera stanza, basta scegliere se usare il tinta unita sabbia con le cuciture marroni e i bottoni di legno sui cuscini o lo scozzese giallo, arancio e rosso o la fantasia fiorata di rose e lillà.

Qualsiasi sia il colore delle lenzuola, sopra il letto c’è un cuscino fucsia con una scritta in nero, fatta a mano con la pittura per stoffa: “Amar es una locura a menos que no se ame con locura”. L’ha comprato in un negozietto di artigianato di Granada, in un pomeriggio solitario. 

Insieme alle lenzuola le piace cambiare anche i profumi. Su una mensola c’è un diffusore di aromi per ambiente e due file perfettamente parallele di boccette con gli oli essenziali. Rosmarino per la concentrazione e la memoria, rosa damascena per le emozioni e i sentimenti; zenzero, arancia dolce e cannella per l’inverno, citronella per le sere estive; limone e mandarino come energizzanti e armonizzanti.

Alla mattina, dopo il caffé e prima di uscire, non si dimentica mai di aprire le finestre e far circolare un po’ di aria nuova. Lo fa anche se c’è la pioggia, o la neve. Quando rientra per la pausa pranzo, va in camera e si mette a pensare con la sua piccola collezione davanti. Sceglie l’essenza e ne versa cinque o dieci gocce nell’incavo del diffusore; aggiunge due dita d’acqua e accende il lumino. Poi pranza. Prima di uscire, spegne la candela.

Alla sera, ritrova nella stanza l’atmosfera che ha creato. 

 

Posted by Patrizia Spinetta