
Itaca. La mia.
Ritorno, vivido riaversi ai primi raggi del sole.
Mani che sanguinano.
… le vedi?
Rivoli cremisi ch’imbevono pesanti funi alle vele legate. E’ con un grido ch’attraverso il mio cielo natio, nell’attimo esatto in cui ti rivedo, patria… amante perduta e ritrovata. Sulle tue sponde di sale e lacrime mi lascio cadere, cadavere stanco ch’ancora respira.
Nuovamente morte, ferro contro ferro e viscere squassate dall’ira… nuovamente battaglia prima di sfiorarla, bella com’il primo giorno in cui la vidi lasciandola farmi schiavo d’ogni suo più infantile desiderio…
Sposa. Vita a scorrere nelle vene e l’ingegno mio, forza d’intere armate, in dono le porgo, spogliandomi del passato che le spalle al suolo schiacciava.
Non t’ho mai perduta, ma ora m’appartieni d’un possesso che fine non conosce.
Mi sveglio con i pugni serrati in grembo. Gli occhi a schiudersi sul carezzevole suono d’un tiepido mattino di primavera. Itaca la moderna, sommersa dal cemento e sporcata di nero smog si spalanca al mio risveglio.
Penelope è sempre qui, addormentata al mio fianco.
Ed io che riesco ad essere com’Odisseo in antico fasto d’eroica rimembranza solamente in sogno…
Posted by M.C.







