“Cominciò la veglia. La veglia comincia quando chi arriva si siede nella stanza del morto, quando le gonne di cotone nero, i pantaloni di fustagno grigio e i grembiuli leggeri di panno poggiano sulle sedie traballanti di compensato e impiallacciatura, e le schegge e i chiodini cigolano come una sveglia non appena il corpo si abbandona pesante al sonno.
Le zie avevano messo un cuscino sotto il sedere, erano le più vicine alla morta e non volevano fare rumore, per non disturbare, sapendo che prima o poi una di loro avrebbe ceduto. Temevano per Armida, soprattutto.
La zia Armida era famosa per dormire seduta in molte occasioni sociali. Aveva dormito a tavola anche il giorno in cui il nonno aveva invitato a pranzo il direttore generale dell’agenzia di Comiso – quando abbiamo apparecchiato con l’argenteria e usato il servizio di porcellana ungherese e la nonna ha pianto perché si è rotta la salsiera travasando dalla pentola l’agglasso per il lacerto.
La zia Armida la si era dovuta prendere a piccoli colpi sulle caviglie, usando la punta del suo bastone da passeggio sotto la tovaglia bianca di cantù. Un colpetto ogni dieci minuti per non farle crollare la faccia sul piatto e fare la figura degli originali con il direttore generale dell’agenzia di Comiso. Nella mia famiglia c’è sempre stato il terrore di apparire originali.
La zia Armida senza paura di strafare dormiva moltissimo ed eravamo certi, non sarebbe riuscita a vegliare per intero la sorella.
Dietro le zie e la mamma, che proprio erano strette in cerchio attorno alla bara e mantenevano accese le candele e recuperavano la cera che colava, c’era il vuoto. Il vuoto fatto a posta per mettere in risalto il centro della scena.”
Estratto da Dormono senza saperlo di Eleonora Lombardo.

