Archivio per Novembre 2008

The Sleepers Anthology – 12

Novembre 29, 2008

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Giovedì, 03:56  

Il ragazzo è seduto alla scrivania, una mano che gioca con la tastiera del laptop e l’altra appoggiata allo schienale imbottito della poltroncina girevole.

Lo schermo manda una luce fioca che proietta una seconda videata -senza colori immagini o scritte- sulla superficie lucida del legno. Sopra la scrivania, un pacchetto aperto di kleenex e una bottiglia di CoronaExtra piena a metà. Il resto della stanza è immerso nel buio.

L’orologio del browser nella barra dei comandi segna le 03:56. 

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Il ragazzo sbadiglia, si porta la bottiglia di CoronaExtra alle labbra e beve qualche sorso. Si passa una mano tra i capelli, sbadigliando di nuovo. Poi si piega in avanti e digita velocemente sulla tastiera del laptop.”

Estratto da La strategia del sonno di Misia Donati

 

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The Sleepers Anthology – 11

Novembre 26, 2008

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“Continuano a baciarsi. Martino slaccia il reggiseno a Marika, spuntano le sue tettine prosciugate ma con la pelle tenerissima. Tra i capezzoli e le costole lo spessore della ragazza è quasi nullo. Martino le fruga, la fruga, con le mani che sono musi di cani. Prima di scendere al sesso di lei però si ritrae un attimo, torna dalla sua parte e fa scivolare i boxer lungo le cosce, poi li toglie. Sa che lei non avrebbe avuto la sfrontatezza (la voglia) di farlo e così c’ha pensato da solo. Torna a lei, per darle, darsi?, la piccola morte.

È in questo momento, lo ricorderà poi sempre benissimo negli anni che verranno, che si verifica la prima avvisaglia dell’ammucchiata. Perché quando allunga la mano a soppesarle i seni questi sono improvvisamente floridi, e gli riempiono il palmo. La ritrae spaventato, lei mugola, lui riallunga le dita a toccarle un capezzolo. Tutt’attorno il seno però s’è di nuovo spianato, perdendo il fiore. È stata solo un’impressione allora.

Ma il mugolio di lei – spaventata a sua volta – era quello di chi vede nel buio una delle tante cose strane che popolano il buio. La mano destra di Martino che si allungava sul suo seno erano due. Ma è stato un attimo, non potrebbe giurarci. Però, alla luce del poi, negli anni che verranno ricorderà sempre benissimo che questo è stato l’inizio.”

Estratto da Stazione di cambio di Gabriele Dadati.

 

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The Sleepers Anthology – 10

Novembre 25, 2008

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“Se c’è una cosa che ho imparato in trentasei anni di vita, è: quando ci si addormenta in riva al mare e si fanno due sogni uno dopo l’altro, poi uno dei due si avvera. Qualche volta si avverano entrambi. 

Io mi ero addormentato su una sedia a sdraio. Nel bel mezzo della spiaggia di Marina di Ravenna, nell’estate dei mondiali di Francia. Dopo uno di quei baccanali moderni che prendono il nome di happy hour, all’ottantanovesima birra o giù di lì.

A dormire in spiaggia dopo l’ottantanovesima birra, sappiatelo, lo iodio si combina col malto e il luppolo che fermentano nei vostri corpi dormienti. E si aprono degli strani portali nella mente.

Ci si collega a quello che gli aborigeni australiani chiamano Tempo dei sogni. Si diventa quello che un rabbino definirebbe Ro-eh ha-nolad, Colui che vede cosa porta il futuro. E quando si fanno due sogni, uno si avvera. Come minimo.”

Estratto da Uno di due di Gianluca Morozzi

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The Sleepers Anthology – 9

Novembre 23, 2008

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“Trenta notti, duecentoquaranta caffè: otto per ogni notte, da mezzanotte alle sette del mattino. Un rito ripetuto ogni ora. Quando i pensieri si confondono fino a diventare un’unica bolla, mi accendo una sigaretta.

Lo scatto secco della pietrina dell’accendino spacca il silenzio.

Mi alzo dal divano, mi avvicino ai fornelli, appoggio la sigaretta sul portacenere. Svito la caffettiera, sforzandomi di rimanere concentrata con lo sguardo sul fumo che sale nella penombra e sulla carta che brucia. Le mani poggiate contro l’alluminio ancora tiepido. Butto via i fondi del precedente caffè, riempio la caffettiera di acqua e polvere, la avvito stringendola forte. Mentre aspetto che il liquido nero venga a galla, fumo quello che è rimasto della sigaretta, dopo averla liberata con una breve pressione dell’indice dal cono di cenere che si è formato. Poi verso il caffè in una tazza di vetro trasparente e torno a sdraiarmi. Niente zucchero. Bevo, e il sapore amaro non mi piace, sa di paramenti viola in una chiesa sconsacrata.

Sfoglio il giornale.

Un pensiero, poi subito un altro. E altri ancora, come anelli di una catena. Dopo un’ora mi ritrovo a fissare il vuoto tra le fughe delle piastrelle di fronte a me. Nel cervello, una bolla. E il mio corpo che chiede un altro caffè.”

Estratto da Madri di Patrizia Spinetta

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