
Ti vedevo in mezzo a tutte le altre persone, anche se in realtà non so come sei. Eravamo in una stanza conferenze enorme, forse un teatro di quelli con le poltrone morbide a scomparsa. Sceglievo proprio la fila dove eri seduto tu, che non ti ho mai visto. Per caso finivamo sulla stessa linea, ma non vicini, però abbastanza da riconoscersi e salutarsi, così, come se niente fosse, con un sorriso, la cosa più naturale del mondo. Ah sei tu?! E poi senza dire nulla hai fatto passare di mano in mano fino a me, una grande scatola di cartone, anonima, con su scritto, in grande, il mio nome a pennarello.
È per me?
Annuivi.
E io la prendevo, sorpresa, ma nemmeno così tanto, però felice. Per me.
Io la aprivo: era piena zeppa di cilindretti bianchi e soffici- filtrini per le sigarette.
Vi affondavo le mani dentro e sorridevo inebetita: io, che non ho mai fumato. Ma non mi sembrava affatto un regalo assurdo, da parte tua, tu che odi fare i regali.
Tu mi guardavi e ridevi vedendo che ridevo.
Poi, d’un tratto, siamo spariti in mezzo all’altra gente.
Non conta tanto il sogno, ma il retrogusto che lascia al risveglio e che mi accompagna all’inizio della giornata, per poi darle la piega.
Bene, stamattina stavo incredibilmente bene.
Posted by Sara Stangherlin
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