
Prima parte
Della prima notte americana non ricordo niente, se non il risveglio: è arrivato il profumo dell’oceano, seguito da quello del caffè. Mi sentivo elettrizzata.
Durante il primo mese, ho dormito serenamente: sogni rosa che si alternavano a neri profondi, dove si macinavano tutti gli entusiasmi della giornata per le alternative ancora non viste.
Poi sono venuti gli incubi: sabbia che mi graffiava, vento che mi sollevava, nonostante mi ancorassi forte ai parapetti del pontile. Gli stati onirici continuavano nel dormiveglia, nel quale affioravano ricordi per cui era già stato scelto l’oblio.
Con la primavera è arrivata l’insonnia. Per fortuna, insieme a lei, si è presentato anche lui. Così passavamo le notti a parlare, a raccontarci le nostre case e i nostri amici, con la lucidità che la distanza regala.
Prima di metterci a letto, uno di fronte all’altra con la testa appoggiata sulla mano a osservare le labbra muoversi, facevamo sempre un giro in macchina. Quelle strade larghe e infinite ci affascinavano: ci sembrava che fossero svaniti i confini.
Qualche volta ci fermavamo al supermercato. A turni spingevamo il carrello, mentre chiacchieravamo di consumo critico, mercato equo-solidale e organismi geneticamente modificati. Ci incantavamo di fronte a scaffali colorati grandi come strade e perdevamo mezze ore a scegliere quali biscotti provare.
Facevamo la spesa anche per i nostri coinquilini. Quando tornavamo a casa, svuotavamo le borse e sistemavamo gli acquisti al loro posto. In silenzio.
Posted by Patrizia Spinetta
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