Archivio per Marzo 2008

Tra queste lenzuola

Marzo 20, 2008

Non lo so se poi, se noi.
Però ti aspetto.
Tra queste lenzuola fredde, vuote.
E non dormo altrimenti mi perdo, dimentico.
Che tu devi arrivare (vero? Non è un sogno, un’illusione. Mi hai detto ‘arrivo’. Due ore fa. Si sentiva il rumore della strada in sottofondo e il brusio della radio accesa . Ho sentito che sorridevi, ci giurerei. Per questo aspetto.)
Eppure mi sembra che.

Ho sonno.

 

Posted by Barbara Gozzi

www.progettobutterfly.splinder.com

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Nightly Trip - America 2

Marzo 19, 2008

 

Seconda parte

Con l’inizio dell’estate, è arrivato l’altro. Un altro lui, che ha portato con sé nuove notti inquiete.

Non avevo voglia di andare al supermercato, i frigoriferi pieni di cibo mi davano il voltastomaco. Le gite notturne non mi rilassavano più e non mi andava di parlare di casa.

L’altro si è infilato nella mia insonnia, delicatamente.

All’inizio ci trovavamo sulla terrazza a fumare una sigaretta e ci mettevamo a chiacchierare.

A pochi giorni dalla mia partenza aspettavamo che tutti se ne fossero andati a letto per avvicinare due sedie di fronte al mare e stare lì a parlare tutta la notte, dal caffè della sera al latte e biscotti del mattino.

Le notti in bianco si erano trasformate in notti bianche.

Dell’ultima notte americana ricordo una grande valigia vuota, al centro del salotto. Era circondata da grumi di oggetti, vecchi e nuovi. Dovevo scegliere cosa metterci dentro, cosa buttare via e cosa regalare.

Ho passato la nottata a decidere. Lui era seduto sul divano e sorseggiava una birra, mentre sfogliava un giornale. Ogni tanto ci sorridevamo.

Quando ho finito, ho chiuso il bagaglio e l’ho sistemato vicino alla porta.

Lui mi ha preso per mano e ci siamo seduti in terrazza a guardare un’altra alba californiana. In silenzio.

 

Posted by Patrizia Spinetta

 

 

 

 

Sleeping in

Marzo 9, 2008

The Postal Service, Sleeping in (not official folks)

Nightly Trip - America 1

Marzo 9, 2008

 

Prima parte

Della prima notte americana non ricordo niente, se non il risveglio: è arrivato il profumo dell’oceano, seguito da quello del caffè. Mi sentivo elettrizzata.

Durante il primo mese, ho dormito serenamente: sogni rosa che si alternavano a neri profondi, dove si macinavano tutti gli entusiasmi della giornata per le alternative ancora non viste.

Poi sono venuti gli incubi: sabbia che mi graffiava, vento che mi sollevava, nonostante mi ancorassi forte ai parapetti del pontile. Gli stati onirici continuavano nel dormiveglia, nel quale affioravano ricordi per cui era già stato scelto l’oblio.

Con la primavera è arrivata l’insonnia. Per fortuna, insieme a lei, si è presentato anche lui. Così passavamo le notti a parlare, a raccontarci le nostre case e i nostri amici, con la lucidità che la distanza regala.

Prima di metterci a letto, uno di fronte all’altra con la testa appoggiata sulla mano a osservare le labbra muoversi, facevamo sempre un giro in macchina. Quelle strade larghe e infinite ci affascinavano: ci sembrava che fossero svaniti i confini.

Qualche volta ci fermavamo al supermercato. A turni spingevamo il carrello, mentre chiacchieravamo di consumo critico, mercato equo-solidale e organismi geneticamente modificati. Ci incantavamo di fronte a scaffali colorati grandi come strade e perdevamo mezze ore a scegliere quali biscotti provare.

Facevamo la spesa anche per i nostri coinquilini. Quando tornavamo a casa, svuotavamo le borse e sistemavamo gli acquisti al loro posto. In silenzio.

 

Posted by Patrizia Spinetta

Photo by Peanutbuttertuesday on Flickr.com