NIghtly Trip 4 – Londra

By Narco Team

 

Beyond the windows

La stanza era piccolissima, tanto minuscola che il mio coinquilino siciliano l’aveva soprannominata il “purtuso”. In pochi metri quadrati strizzava un letto a una piazza e mezza, un armadio a un’anta e una vecchia cassettiera. Sul rettangolino di pavimento a disposizione era appoggiata una grande valigia rossa, che dovevo scavalcare per stendermi sul letto.

L’aria era impregnata dell’odore del fumo mescolato a quello del borotalco, a cui si univano zaffate di cipolla e pomodoro nelle ore dei pasti.

Avevo annientato il mio bioritmo. Fumavo, scrivevo, leggevo. Ascoltavo musica, perdendomi per ore nei pensieri che si fondevano ai loop colorati che fissavo sullo schermo del pc. In quel periodo, adoravo i Morcheeba. Stavo al telefono per ore con l’America, finchè non finivano i minuti a disposizione nelle tessere da cinque pounds.

Dormivo quando ne avevo voglia: mi addormentavo con la luce e mi svegliavo con il buio.

C’era una finestra. Non potevo spalancarla perché la parte inferiore era fissa. Lasciavo per ore la piccola ribalta aperta ma la densità dell’aria rimaneva costante. Oltre i vetri, l’oscurità del giardino silenzioso.

C’era anche una piccola abaut jour, che emanava una luce fioca.

Non uscivo mai ma sapevo di essere a Londra. Mi bastava. Quelle poche volte che mi affacciavo fuori casa per comprare latte, pane e birra fissavo le finestre degli altri e immaginavo le vite che si intessevano oltre i vetri. Mi chiedevo chi erano quelli che scrivevano, dipingevano, pensavano e amavano lì dentro; quanto, come e perché lo facessero.

Tornavo a casa, mi richiudevo nella camera. Lasciavo che la città mi invadesse, oltre la finestra.

 

Posted by Patrizia Spinetta

Photo by Otrocalpe on Flickr.com

 

 

 

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