Archivio per Febbraio 2008

Il diario di Mina Harker

Febbraio 26, 2008

F. F. Coppola, Bram Stoker’s Dracula scene

“Non avevo il benché minimo sonno, o almeno così credevo; ma devo essermi addormentata, perché, esclusi i sogni, non ricordo nulla fino alla mattina dopo, quando sono stata svegliata da Jonathan. Mi ci è voluto un certo sforzo, e ho impiegato anche un po’ di tempo, per capire dov’ero, e che la persona china su di me era Jonathan. Il mio sogno è stato assai strano, un tipico caso del modo in cui talvolta i pensieri della veglia si confondono o si prolungano nelle fantasie oniriche.

Mi sembrava di dormire, e di aspettare il ritorno di Jonathan. Ero molto in ansia per lui, e nell’impossibilità di agire. Mi sentivo i piedi, le mani e il cervello appesantiti, tanto che niente, in me, procedeva secondo il ritmo normale. E così dormivo agitata, e pensavo. Poi ho avuto l’impressione che l’aria fosse greve, umida e fredda. Mi sono tolta il lenzuolo dal viso, e ho constatato con grande stupore che intorno a me tutto era foschia. La lampada a gas che avevo accesa per Jonathan, anche se abbassata, appariva come una minuscola scintilla rossa nella nebbia, che evidentemente si era infittita e riversata nella camera. Allora mi è venuto in mente che avevo chiuso la finestra, prima di andare a letto, e avrei voluto alzarmi per accertarmene, ma una sorta di plumbeo torpore sembrava paralizzarmi le membra, e perfino la volontà. Non potevo far altro che star distesa e sopportare. Ho chiuso gli occhi, ma continuavo a vedere attraverso le palpebre. (Che scherzi stupefacenti ci fanno i sogni, e come vi si adegua la nostra fantasia!)

La nebbia diventava sempre più fitta, e a questo punto potevo accorgermi di come entrava, perché la vedevo simile a fumo - o con la candida energia che si sprigiona dall’acqua bollente - insinuarsi dentro la stanza, non dalla finestra, ma attraverso gli interstizi della porta. Intanto la nebbia si faceva più densa, finché mi è parso che si concentrasse nella stanza in una sorte di nube a forma di colonna, in cima alla quale vedevo la luce della lampada a gas scintillare come un’occhio rosso.

Tutto si è messo a girare nella mia testa, proprio come la nebulosa colonna a questo punto, turbinava nella stanza, e attraverso di essa mi giungevano le parole della Scrittura: “Una colonna di nubi durante il giorno, e una colonna di fuoco la notte.” Era forse un tipo di guida spirituale che veniva così a me, mentre dormivo? Ma la colonna era composta di entrambi i segnali, perché il fuoco era nell’occhio rosso, che a questo pensiero ha assunto per me un fascino nuovo; finché, mentre io guardavo, il fuoco si è diviso, e mi è sembrato che su di me brillassero, attraverso la nebbia, due occhi rossi, simili a quelli di cui Lucy mi aveva parlato nel suo momentaneo smarrimento mentale, quando, sulla scogliera, la luce del sole morente aveva colpito le vetrate della chiesa di Santa Maria. D’un tratto, sono stata fulminata dall’orrore, ricordando che proprio così Jonathan aveva visto quelle atroci donne trasformarsi in realtà, prendendo forma nel pulviscolo turbinante tra i raggi di luna, e in sogno devo essere svenuta, perché tutto si è fatto tenebra.

L’unico sforzo cosciente dell’immaginazione è stato quello di mostrarmi un livido volto bianco che, in mezzo alla foschia, si chinava su di me.”

 

Bram Stoker, Dracula

Tired of sleeping

Febbraio 24, 2008

Suzanne Vega, Tired of sleeping

Buone maniere del dormire

Febbraio 20, 2008

 

Una delle cose che sappiamo è che l’oscurità è un importante aspetto dell’ambiente per facilitare il sonno. L’altro è il silenzio. E non abbiamo bisogno che sia la scienza a dircelo - lo sappiamo da sempre. Mi ricordo di quando da ragazzo imparavo “le buone maniere del dormire” così come apprendevo a dire “prego” e “grazie”, a non interrompere gli adulti quando erano al telefono, ed altre precoci lezioni di vita. Con “buone maniere del dormire” intendo il comportamento da mettere in atto quando c’è qualcuno addormentato in casa: per prima cosa non entrare nella stanza dove c’è qualcuno che dorme, non accendere le luci, non mettere in funzione apparecchi rumorosi (TV, aspirapolvere, fon o lavatrice), non parlare affatto se possibile, o, se assolutamente necessario, ridurre il tono della voce a un flebile bisbiglio. Un’altra era camminare in punta di piedi, anche se l’idea migliore era proprio uscire di casa per un po’. C’era inoltre un divieto all’uso del telefono fra le 10 di sera e le 8 di mattina ed ancora fra le 2 e le 5 del pomeriggio (il cosiddetto “imperativo della casa” (n.d.t. “house order”). Il sonno era trattato come qualcosa di sacro. Sia di notte, che durante la siesta del pomeriggio, soltanto una situazione di emergenza, di vita-o-morte, consentiva di svegliare qualcuno.[...]

Una cosa che ho notato arrivando negli Stati Uniti è che nessuno qui sembra avere alcuna nozione “delle buone maniere del sonno”. Ho visto (e sperimentato) molte volte persone che entrano in una stanza dove c’è qualcuno che dorme, accendono le luci e la TV, parlano, persino con la persona addormentata, del tutto inconsapevoli che questo è un comportamento NO, sconsiderato ed estremamente rude. Una volta confrontati su questo, le persone rispondono solitamente sulla difensiva, argomentando sul diritto di ciascuno a fare ciò che vuole e a non essere annoiati dalle pretese di un pigro che sta dormendo a un orario inopportuno. E no eh! E’ ora di smetterla. 

Per prima cosa i diritti individuali stanno a significare che potete fare qualunque cosa fino a quando questo non danneggia un’altra persona in qualche modo. Svegliare qualcuno significa tormentarlo - certo che danneggia qualcuno. In secondo luogo, non ha senso parlare di tempo opportuno. Si dorme ogni volta che si può. Non c’è un orario adatto e uno non adatto. Che cosa fate se qualcuno ha lavorato durante il turno di notte (come fa spesso mia moglie e qualche volta anch’io)? Quella persona dormirà durante il giorno, mentre voi siete ben svegli. In terzo luogo, è ben strano che il sonno venga considerato un segno di pigrizia. I “gufi” sono trattati costantemente come pigri, benchè siano probabilmente quelli maggiormente privati di sonno (non possono addormentarsi fino a tarda notte, per essere rudemente svegliati dalla sveglia dopo appena un paio d’ore) e passano più ore da svegli (e presumibilmente sono ore produttive) rispetto alle “allodole”. Se state dormendo, significa che ne avete bisogno. Se siete riposati abbastanza non potete fisicamente restare addormentati o tornare a dormire. Siete completamente svegli. Quindi, quando vedete qualcuno addormentato, significa che quella persona ha bisogno di dormire proprio lì e in quel momento. Il sonno non è pigrizia. La pigrizia è “andar per funghi nel giardino di casa”.

Fingere che il bisogno di dormire non esista è persino istituzionalizzato. E non parlo tanto dei turni di notte e dei turni rotativi (che uccidono), i voli notturni, la reperibilità 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, i negozi che fanno orario continuato, ecc - queste cose fanno parte di una società moderna, non le elimineremo e abbiamo solo bisogno di imparare a gestirle. Sto parlando degli standard di costruzione. Con una percentuale enorme di popolazione che lavora di notte,perchè le finestre non hanno persiane o tapparelle? Alcuni vecchi palazzi ce li hanno, ma le nuove costruzioni no. Mai. Qualche edificio ne ha di finte, giusto per bellezza, avvitati alle pareti esterne ai lati delle finestre, ma non possono essere chiuse. Non ci sono tende scure incorporate, o tapparelle. E’ difficile trovare tali tende nei negozi se si desidera installarne una. Che cosa sta accadendo? Non ho mai visto, sentito, letto, o sperimentato un altro paese nel mondo in cui il sonno non è sacro e le persiane non siano una parte essenziale di una casa.[...]

Il sonno, da soli o in compagnia, è un bisogno umano di base, e un diritto basilare dell’uomo. Nessuno sottrae sul serio qualcosa al rendimento sul posto di lavoro, al contrario:  le persone riposate e soddisfatte sono felici, energiche, entusiaste e produttive. Sono quelli deprivati di sonno, così come la gente repressa da un sesso triste, che hanno un problema, che sono resi tutti nervosi.

 

Estratto da “Psicologia cognitiva”, n. 06/06, a cura di Giulietta Capacchione

Segnalato da Eleonora Lombardo

Photo by Frostybrandx on Flickr.com

Dreams Contest 7

Febbraio 18, 2008

 

“Rifallo”. E per la terza volta gli mozzai la testa e gli trafissi il cuore con un taglierino, sentendo la resistenza delle sue membra. A un tratto le presenze oscure che mi circondavano e con cui avevo imparato a convivere mi si fecero attorno, con fare accattivante e sguardi colmi di ingordigia e lussuria. Un varco tra quelle ombre e iniziai a correre per raggiungere la luce del sole. Avevo ucciso, ora me ne rendevo conto. Ed ero pronta a farlo di nuovo. Quando mi trovai con la mano sulla maniglia della porta che conduceva all’esterno mi sentii afferrare da dietro per un polso e vidi un’altra mano bianchissima, quali livida, che mi tratteneva con fermezza; denti affilati comparvero tra labbra esangui. Presi il taglierino e feci un taglio netto sul braccio del mio assalitore: sapevo di doverne bere il sangue se volevo salvarmi. Un urlo agghiacciante e stridulo di dolore e sorpresa, le sue unghie affondate per trattenere la presa… poi la luce della luna mi ferì lo sguardo per un istante che poteva essere interminabile. Ero sveglia finalmente. Mi sentii ansimare e mi guardai intorno per sincerarmi di aver realmente solo sognato: tutto era come l’avevo lasciato. L’orologio segnava le 4:30, mi ero addormentata solo due ore prima, ma adesso mi sembrava di non poter più prendere sonno. Invece i miei occhi tornarono a chiudersi e la mia mente sprofondò di nuovo in quel turbinio di senso che travolge la coscienza del reale, in cui il sonno si veste del grado di possibilità e la vita in potenza diviene in atto. Ero di nuovo capace di uccidere e di uccidere provandone piacere. 

 

Posted by Ale Victory