R.E.M., Nightswimming
R.E.M., Nightswimming

Per me dormire è un viaggio, una reincarnazione. Cadendo tra le braccia di Morfeo, è come se aprissi la porta di un universo parallelo in cui esiste il mondo esattamente come lo conosco qui, ma di fatto non questo: un mondo che utilizza gli stessi schemi di questo eppure non li rispetta, un mondo che ti impone le sue leggi e si lascia imporre le tue, un mondo dove tu sei Dio e uno qualunque insieme.
I miei sogni sono assurdi, ma forse non solo i miei…musiche che accompagnano le azioni e i pensieri mentre li penso e che mi accompagnano in testa anche dopo essermi svegliata…immagini coloratissime o monocromatiche quasi sempre ferme sui toni del verde marcio o del rosso/arancio…certe volte ho come l’impressione di collegarmi davvero con un altro mondo a cui si può accedere solo così.
Per quale motivo, allora, riesco a spiegarmi cose solo dopo averle sognate? Perchè rivedo nella realtà scene che avevo vissuto nello stesso identico modo nel sogno? Forse questa porta verso una quarta dimensione non si apre sempre, certe volte i sogni possono essere banali e rispecchiare davvero le nostre paure e i nostri desideri più nascosti, come affermano numerosi psicologi (che probabilmente però non sognano mai o sognano in bianco e nero tipo film muto anni ‘30).
Qui nel sud c’è una vera e propria cultura del sonno, anzi, del sogno. Sognare diventa magico, perchè si dice che ai morti viene concesso di parlare con i vivi solo in sogno, i morti sono la bocca della verità, perchè abbandonando la vita terrena hanno perso il velo della realtà dietro cui nascondersi (da qui nasce e si snocciola tutto un altro discorso legato al sogno e alle credenze che ci porta dritti dritti ai numeri da giocare al Lotto…). Io non lo so chi ha ragione, se gli psicologi o i vecchietti delle mie parti, ma per me il momento del sonno è un rito, quasi magico. Forse stanotte andrò a vivere la mia vita parallela, forse sognerò per tutta la notte i miei prossimi esami all’università o forse farò una lunga passeggiata con mia nonna, ascoltandola parlare o parlando io per lei, sentendo il suo profumo che da anni nella realtà non sento più.
I sogni sono magici e tutti possiamo assistere a questa magia, anzi, crearla. Ma davvero sogniamo tutti? Davvero, sogniamo tutti così?
Posted by Giusy
Photo by Robby Garbett on Flickr.com

A occhi chiusi, ma sveglia, mi chiedo come ci si possa sentire con cento chili addosso. Cento chili fisici e adiposi che affondano sul morbido calcando la sagoma del corpo. Se dormi sopra non te ne frega di chi sta sotto. Io dormo sotto.
La stanza dell’ostello in Piazza Vittorio ha sei letti, tre castelli. Sopra di me dorme una ragazza americana. Una ragazza americana che è a letto con i calzini sporchi. Con i calzini sporchi e che supera il quintale. Al che mi comincio a preoccupare perché avverto che potrei essere spalmata sul materasso dal peso del meltin pot.
Nel buio della stanza sento il suo respiro robusto che in alcuni momenti pare diventare una specie di rantolo, e più assomiglia a un rantolo, più lei si muove facendo flettere materasso e rete. Ogni minimo movimento suo diventa un movimento della struttura del letto che lo trasmette a me che vibro di riflesso. Da una scossa importante si propagano le altre di assestamento e io sono in balia di questo moto ondoso nell’oscurità.
A occhi spalancati e irrigidita penso che sarebbe bello dormire e domani svegliarmi tutta intera. Ma la faccenda ha dimensioni grosse: la sua maestà incombe sulla mia piccolezza. Vedo già le tavole del letto che si spaccano in schegge, il materasso che precipita e mi calca l’imbottitura in bocca e poi lei che impacca il sandwich con il colpo finale. Oppure lei che si sveglia nel cuore della notte con una fame bulimica e, non trovando di meglio, mi striscia accanto misurandomi a spanne - i serpenti prendono così le dimensioni delle prede - e mi sceglie come spuntino notturno: gnam! Mi rigiro nel letto, un po’ per fastidio, un po’ per vendetta, ma il mio movimento, al contrario, non produce alcuna scossa. Allora, rassegnata, mi raggomitolo con le gambe strette, sotto la coperta, come se questo potesse proteggermi.
Chiudo gli occhi e per un attimo sembra che si sia calmata, là di sopra. Ma è solo un attimo. Poi ricomincia il samba involontario di una notte lunghissima. Lunghissima e senza requie.
Posted by Sara Stangherlin

Morbido sorriso d’alba
virgola di burro e malto
abbottono le tue guance
come pesche lisce ai palmi
sorseggiando tiepido caffé
finché le nostre labbra
si fan chicchi a colazione.
Posted by Luca Artioli (da Fragili Apparenze, 2005)
Photo by Web Orange su Flickr.com