
We wish you a Merry Sleeping Christmas
Credits: photo by Rafael Bergman on Flickr.com

We wish you a Merry Sleeping Christmas
Credits: photo by Rafael Bergman on Flickr.com
Meg, Simbiosi
Che rapporto hai con il sonno come persona e come artista?
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutto cio’ che rappresenta una fuga momentanea dalla realtà. Rispetto al mio lavoro, amo moltissimo crollare in sonni profondi, sopraffatta dalla stanchezza post-concerto o post-studio.
Ci sono cambiamenti in questo rapporto nei tuoi periodi di più intensa creatività?
Nei periodi di lavoro più fitti, mi capita spesso di sognare di suonare, scrivere, cantare o comporre una canzone. Nel sogno il tutto ha sempre un fascino strano, che è sempre lì lì per svanire. Dunque dormendo mi ripeto che da sveglia assolutamente dovrò ricordarmi la melodia o le parole di ciò che sto componendo…Non ci sono mai riuscita: da sveglia tutto ciò che mi rimaneva in testa era il sapore di un’emozione lontana e impalpabile.
Secondo te cosa accade alla nostra coscienza quando dormiamo?
Credo si mettano a nudo le nostre parti più incoffessabili e profonde, quelle di cui da svegli ci vergognamo o di cui neghiamo l’esistenza perché le temiamo. Ciò che m’immagino accada, è che la nostra coscienza nel sonno ci invia dei messaggi cifrati in un linguaggio antico che tutti conosciamo ma che fingiamo di non comprendere, per poter poi da svegli continuare ad agire i nostri comodi e pericolosi automatismi…
Che ruolo ha il sonno nella tua musica?
Spesso “dormirci su” è fondamentale per poi il giorno dopo riascoltare un pezzo su cui stavo lavorando e per capire se ancora funziona, cosa voglio tenere e cosa invece cambiare. In questi casi il sonno ha la funzione di “azzerare” per poter partire da capo e lavorare con facoltà percettive rigenerate.
Qual è per te la differenza tra dormire da sola e dormire con qualcuno?
La differenza è enorme. A seconda dei periodi o dell’umore o delle circostanze preferisco l’una o l’altra dimensione.
Esiste un legame tra sonno e sesso?
…Credo proprio di sì! In entrambi i casi ci si libera dell’insostenibile peso di sé. In entrambi i casi si riesce a sognare l’ impossibile…
Meg, Parole alate
Che cosa rappresenta per te il momento del risveglio e a che sensazioni si accompagna di solito?
Quando ho dormito poco e la sveglia suona troppo presto, il risveglio ha per me la sensazione infantile del sentirsi strappati a qualcosa di molto piacevole che si stava facendo, e tutto vorrei furché uscire dal letto! Altrimenti, se ho dormito saporitamente e ho davanti una bella giornata, anche di lavoro, che mi aspetta, mi sveglio felice, accendo per prima cosa il mio mac, metto della musica e mi preparo il caffé.
Quali sono i tuoi riti del sonno, le azioni che compi abitualmente prima di andare a dormire, e le strategie che metti in atto per addormentarti?
Non posso rinunciare a lavarmi i denti: il sapore del dentifricio mi concilia misteriosamente il sonno. Immancabile anche il bicchiere d’acqua accanto al letto: in caso di incubi o risvegli notturni improvvisi é per me un altro fondamentale alleato.
Credi che riappropriarsi creativamente del sonno attraverso la scrittura e l’arte in generale, possa avere oltre che un’implicazione culturale anche un risvolto in un certo senso politico?
Tutto ciò che rappresenta un riappropriarsi di sé stessi o di spazi per il Sé vitali e creativi, ha senz’ombra di dubbio un’importanza incalcolabile.
Quale potrebbe essere la tua personale definizione del sonno?
Il sonno è per me il rifugio, la tana, il luogo segreto in cui, sola, posso finalmente riordinare i pensieri indisturbata, una piacevole morte momentanea e necessaria che prelude al necessario ritorno tra i vivi.
Meg (Maria Di Donna) è nata a Napoli. Nel 1994 si è unita al gruppo 99 Posse con cui ha scritto e cantato alcuni degli album più importanti della scena musicale underground ottenendo al tempo stesso grande successo di critica e pubblico (Cerco tiempo, Corto Circuito, La vida que vendrà, NA_99_10). Nel corso degli anni ha collaborato con musicisti e cantautori del calibro di Subsonica, Tiromancino, Pino Daniele. Nel 2004 ha pubblicato il suo primo album da solista ititolato semplicemente Meg. L’uscita del suo secondo album da solitsta, co-prodotto con Stefano Fontana, è prevista per i primi mesi del 2008.
Sito web: http://m-e-g.it

Stiamo tornando da Venezia dove abbiamo visto la Biennale con tutta la sua confusione, abbiamo dormito al Mulino Stucky appena restaurato, siamo stati nello studio del pittore Corrado Balest e tra i libri di Anna Bozena. Sono stordito: ripenso confusamente al tipo di arte che ha messo il suo vessillo sulla Biennale ormai da anni e al tipo di pittura che invece continua a difendere Corrado Balest, più bravo ma molto meno conosciuto di Virgilio Guidi, per non dire sconosciuto del tutto. A dire il vero Balest è più o meno lo stesso tipo di pittore di Guidi, ma le graduatorie di valori sono stabilite da chissà quante svolte imperscrutabili e oggi i lavori di Guidi hanno prezzi alti a vertigine. Confusamente torno a pensare anche ad Anna Bozena, alla collezione di disegni novecenteschi che ci ha mostrato, soprattutto i De Pisis. Non riesco a capire dove sono belli, ma sicuramente lo sono. Ripenso confusamente anche al garbo estremo di questa donna, al modo così pacato di porsi, alla disponibilità. Balest l’abbiamo conosciuto proprio perché ce l’ha presentato lei.
Stefano sta guidando, siamo oltre Padova e intanto mi parla. La mia confusione si impasta con le parole che sento, con quello che mi sta raccontando. Le immagini tornano in continuazione dalla giornata pienissima di ieri, dalla mattinata di oggi, e le parole entrano in questo calderone. L’auto intanto traballa lungo l’autostrada e io non me ne accorgo neanche.
Quando riapro gli occhi è passata un’ora. Stefano mi dice, Ti sei addormentato. Pensavo che semplicemente non mi ascoltassi, e invece ti eri addormentato. Ed è proprio così, mi sono addormentato mentre mi stava parlando, seduto sul sedile del passeggero, sudando. Non mi era mai successo. Addormentarmi così. Scusami, dico a Stefano, non mi era mai successo. Non preoccuparti, dice lui, stavo dicendo qualcosa di decisivo per la storia del pensiero occidentale, qualcosa che andrà perso per sempre, ma non preoccuparti. Non è niente. Poi batte la mani sul volante, scuote la testa e sorridendo aggiunge a mezza voce, Che spreco di intelligenza.
Mentre anch’io sorrido sentiamo un messaggio in arrivo sul cellulare di Stefano. Mi dice, Per favore guarda cos’è, così non stacco le mani dal volante. Prendo il suo cellulare dal supporto, tolgo il blocco alla tastiera, sto per aprire il messaggio quando mi blocco. Il numero da cui viene il messaggio è quello della mia scheda. Dalla scheda di uno che fino a un minuto fa era addormentato. Mentre lo apro, prima di leggere il testo, vedo che è stato inviato cinque minuti fa mentre dormivo.
Posted by Gabriele Dadati
Credits: photo by Digiblurtus on Flickr.com
Gus Van Sant, My own private Idaho (estratto)