Che rapporto hai con il sonno come persona e come artista? Ci sono cambiamenti in questo rapporto nei tuoi periodi di più intensa creatività?
Un artista, per definizione, non dorme o perlomeno non dovrebbe dormire mai: vedi Picasso o, fra gli scrittori, Simenon, che “riposava” tre ore a notte. Persona e artista, poi, si mescolano o si identificano sempre. Il che significa che il rapporto che ho col sonno è controverso. “Sonno d’artista”, comunque, diciamolo pure e con la massima semplicità. D’altronde, anche dormire può essere un’esperienza artistica, no?
Secondo te cosa accade alla nostra coscienza quando dormiamo?
La coscienza si ritrae ed emerge il subconscio, che è il demiurgo dell’arte. Ho fatto bene, quindi, a parlare poco fa di “sonno d’artista”.
Il romanziere E. M. Forster in un suo saggio afferma che il sonno è una delle cinque attività fondamentali dell’uomo ma anche che è la meno rappresentata nella letteratura. Secondo te da cosa dipende questa esclusione?
Non è che sia vero al cento per cento. Anna Maria Ortese, in molti suoi romanzi, descrive dei sogni, e Antonio Rezza, un autore che mi è molto caro, ha fondato un intero libro sui labili reami del sonno. Il punto è che in generale solo il sogno è ciò che si può “dire” narrativamente, non l’atto in sé del dormire. Mi sembra ovvio.
Che ruolo ha il sonno nelle storie che racconti? E più in generale, secondo te, quale sarebbe il modo migliore per raccontare il sonno?
I miei film, sempre per ricollegarmi a ciò che dicevo del subconscio, sono in un certo senso dei sogni a occhi aperti. Dei tagli effettuati sulla realtà visibile, per lasciar trasparire ciò che sta sotto.
Qual è per te la differenza tra dormire da sola e dormire con qualcuno?
Quando si dorme da soli, si avverte la solitudine come se fosse una qualità dello spazio circostante. Se si è in due, lo spazio non esiste più. E’ un’esperienza molto profonda, forse la più “intima” che sia dato di provare a un essere umano.
Esiste un legame tra sonno e sesso?
Di solito il sonno viene dopo il sesso, questo credo sia uno degli evidenti legami. Ma nel sonno, al suo “interno”, il sesso continua a operare, per così dire, grazie al subconscio. Quindi, la relazione fra i due è realmente forte. Insomma, non è che si possa dire, banalmente, che quando si dorme non si fa sesso. L’eros si insinua nel sonno come una serpe, nel senso buono, se ce n’è uno, ma anche in quello più inquietante.
Che cosa rappresenta per te il momento del risveglio e a che sensazioni si accompagna di solito?
Spesso mi risveglio con un’idea in testa. Forse mi è stata regalata dal sonno, per l’appunto. Il Sonno è una divinità generosa.
Quali sono i tuoi riti del sonno, le azioni che compi abitualmente prima di andare a dormire, e le strategie che metti in atto per addormentarti?
Mi accerto che lo spazio circostante, lo spazio abitabile, della mia casa, sia “in ordine”, ossia che il mio caos personale dia buona prova di sé, mi conforti. Poi mi addormento.
Credi che riappropriarsi creativamente del sonno attraverso la scrittura e l’arte in generale, in una società che tende a “sedare e addormentare”, possa avere oltre che un’implicazione culturale anche un risvolto in un certo senso politico?
Posso ribadire che il sonno appartiene ai mondi del subconscio, e questo è il nucleo di ogni arte, scrittura compresa. Si pensi alla “scrittura automatica” dei medium o a quella di certi scrittori come Antonio Delfini, che affermava di avere appunto scritto alcuni suoi libri senza l’intervento della coscienza. Una cosa notevole, credo.
Quale potrebbe essere la tua personale definizione del sonno?
I grandi surrealisti del Novecento, come Breton, ad esempio, dicevano che dormendo creavano le loro opere. Forse il sonno è la vita vera, e quella che crediamo l’unica reale è invece un’illusione. Ma qui stiamo per fare della letteratura o della filosofia spicciola, meglio soprassedere. Anche se, intanto, nell’ombra, il segreto continua a diffondere la sua luce.
Elisabetta Sgarbi è direttore editoriale della Bompiani. Nel 1990, insieme a Pier Vittorio Tondelli, Alain Elkann e Elisabetta Rasy, ha fondato Panta, rivista letteraria unica nel panorama italiano e articolata in volumi quadrimestrali monografici. Nel 1999 ha scritto insieme al creatore dei Momix, Moses Pendleton, il libro-intervista Salto di gravità (Olivares). Intensa e significativa la sua attività di regista. Nel 2001 ha partecipato al London Film Festival con This is my chocky Message. Nel 2001 ha diretto Belle di notte, presentato al Torino Film Festival. Nel 2002 il suo mediometraggio La notte che si sposta- Gianfranco Ferroni, è stato presentato alla 59.a Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2003 ha girato il film in pellicola Fantasmi di voce - Antonio Stagnoli, presentato alla 60.a Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione “Nuovi territori”. Nel 2003 ha realizzato il suo primo lungometraggio Notte senza fine - amore tradimento incesto, interpretato da Anna Bonaiuto, Laura Morante, Galatea Ranzi, Toni Servillo, presentato in concorso 2004, distribuito dall’Istituto Luce. Ha ideato, e da sei anni ne è Direttore Artistico, La Milanesiana - Letteratura Musica Cinema.
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