Archivio per Novembre 2007

Sleeping Guest Star - Moltheni

Novembre 29, 2007

 

Moltheni, Limite e perfezione

Che rapporto hai con il sonno? 

Un buonissimo rapporto…dormo quello che basta e sempre in maniera serena.

Secondo te cosa accade alla nostra coscienza quando dormiamo?

Non lo so…e forse è così affascinante che non voglio saperlo.

Che ruolo ha il sonno nella musica che scrivi?

Ha un ruolo marginale, anche se il sonno si accosta moltissimo al significato di sogno. Il sogno e la visione sono punti fermi e prioritari negli ingredienti delle mie liriche, penso quindi che anche il sonno indirettamente venga catturato nella rete dei miei lavori.

Che differenza c’è tra dormire da soli o dormire con qualcuno?

Enorme..quando dormo con la mia compagna riposo meglio, ma dormo bene sempre e quindi non mi disturberebbe dormire con a fianco qualcuno.

Esiste un legame tra sonno e sesso?

Probabilmente si, quando il sesso appaga il sonno è più sereno e dovuto. Ma presumo che non sia per tutti uguale.

Moltheni, Finta gioia

Che cosa rappresenta per te il momento del risveglio e a che sensazioni si accompagna?

Il risveglio per me come per la maggior parte delle persone è un po’ traumatico. Ma lo vivo bene, senza paranoie…penso quasi sempre a quello che dovrò fare, ma anche a quello che ho fatto. Spesso mi fermo, perchè quando posso, lo prolungo di qualche minuto.

Quali sono i tuoi riti del sonno?

Non compio riti per addormentarmi e non ho strategie..chiudo gli occhi e mi addormento. Succede sempre così, sono sereno anche quando non lo sono. Il sonno mi da’ equilibrio, e mi riconcilia col mondo.

Quale potrebbe essere la tua personale definizione del sonno?

Il sonno alimenta la vita, poiché rallentare da’ equilibrio, e la vita nella sua più totale confusione, è comunque equilibrio.

 

Umberto Giardini in arte Moltheni nasce a Sant’Elpidio a mare il 22 giugno 1968. Ha pubbliclato gli album: Natura in replay (1999), Fiducia nel nulla migliore (2001),  Splendore terrore (2005), Toilette memoria (2006). Nell’autunno del 2007 è stato pubblicato Io non sono come te, un ep contenete sei inediti registrato in Svezia, prosecuzione del percorso musicale tracciato da Toilette memoria.

www.moltheni.org

 

Canzone di parte (sogno tra le 2:24 e le 4:42)

Novembre 27, 2007

 

quali parti hai invertito che ti vedo così bene stagliata sul riflesso dello schermo privo di parole?
quali parti hai sbagliato che sei così bella da far fare un tuffo al cuore mentre ti cancella?
quali parti hai visto partire che ti ho ritrovata come nei miei sogni, solo più vecchia e più grassa uguale a me?
quali parti hai considerato che non c’è verso di dimenticarti dopo venticinque anni di nulla?
quali parti hai messo via che oggi vorrei sentirti anche se non ho il tuo numero, la tua mail, la tua vita?
quali parti hai cancellato che posso ancora masturbarmi pensando a te?
quali parti hai sezionato che il profumo di tigli mi fa ancora cadere in uno stato di ebete incoscienza piena della coscienza di te?
quali parti hai dalla tua parte che non so neppure se mi pensi, se mi sogni, se ti ricordi di me?
quali parti di te, che le mie parti sono tutte qui, che le mie parti non sono parte di te, che le tue parti sono sparse di me?

 

Posted by Roberto Tossani

robertotossani.splinder.com

Sleeping Guest Star - Elisabetta Sgarbi

Novembre 25, 2007

Che rapporto hai con il sonno come persona e come artista? Ci sono cambiamenti in questo rapporto nei tuoi periodi di più intensa creatività?

Un artista, per definizione, non dorme o perlomeno non dovrebbe dormire mai: vedi Picasso o, fra gli scrittori, Simenon, che “riposava” tre ore a notte. Persona e artista, poi, si mescolano o si identificano sempre. Il che significa che il rapporto che ho col sonno è controverso. “Sonno d’artista”, comunque, diciamolo pure e con la massima semplicità. D’altronde, anche dormire può essere un’esperienza artistica, no?

Secondo te cosa accade alla nostra coscienza quando dormiamo?

La coscienza si ritrae ed emerge il subconscio, che è il demiurgo dell’arte. Ho fatto bene, quindi, a parlare poco fa di “sonno d’artista”.

Il romanziere E. M. Forster in un suo saggio afferma che il sonno è una delle cinque attività fondamentali dell’uomo ma anche che è la meno rappresentata nella letteratura. Secondo te da cosa dipende questa esclusione?

Non è che sia vero al cento per cento. Anna Maria Ortese, in molti suoi romanzi, descrive dei sogni, e Antonio Rezza, un autore che mi è molto caro, ha fondato un intero libro sui labili reami del sonno. Il punto è che in generale solo il sogno è ciò che si può “dire” narrativamente, non l’atto in sé del dormire. Mi sembra ovvio.

Che ruolo ha il sonno nelle storie che racconti? E più in generale, secondo te, quale sarebbe il modo migliore per raccontare il sonno?

I miei film, sempre per ricollegarmi a ciò che dicevo del subconscio, sono in un certo senso dei sogni a occhi aperti. Dei tagli effettuati sulla realtà visibile, per lasciar trasparire ciò che sta sotto.

Qual è per te la differenza tra dormire da sola e dormire con qualcuno?

Quando si dorme da soli, si avverte la solitudine come se fosse una qualità dello spazio circostante. Se si è in due, lo spazio non esiste più. E’ un’esperienza molto profonda, forse la più “intima” che sia dato di provare a un essere umano.

Esiste un legame tra sonno e sesso?

Di solito il sonno viene dopo il sesso, questo credo sia uno degli evidenti legami. Ma nel sonno, al suo “interno”, il sesso continua a operare, per così dire, grazie al subconscio. Quindi, la relazione fra i due è realmente forte. Insomma, non è che si possa dire, banalmente, che quando si dorme non si fa sesso. L’eros si insinua nel sonno come una serpe, nel senso buono, se ce n’è uno, ma anche in quello più inquietante.

Che cosa rappresenta per te il momento del risveglio e a che sensazioni si accompagna di solito?

Spesso mi risveglio con un’idea in testa. Forse mi è stata regalata dal sonno, per l’appunto. Il Sonno è una divinità generosa.

Quali sono i tuoi riti del sonno, le azioni che compi abitualmente prima di andare a dormire, e le strategie che metti in atto per addormentarti?

Mi accerto che lo spazio circostante, lo spazio abitabile, della mia casa, sia “in ordine”, ossia che il mio caos personale dia buona prova di sé, mi conforti. Poi mi addormento.

Credi che riappropriarsi creativamente del sonno attraverso la scrittura e l’arte in generale, in una società che tende a “sedare e addormentare”, possa avere oltre che un’implicazione culturale anche un risvolto in un certo senso politico?

Posso ribadire che il sonno appartiene ai mondi del subconscio, e questo è il nucleo di ogni arte, scrittura compresa. Si pensi alla “scrittura automatica” dei medium o a quella di certi scrittori come Antonio Delfini, che affermava di avere appunto scritto alcuni suoi libri senza l’intervento della coscienza. Una cosa notevole, credo.

Quale potrebbe essere la tua personale definizione del sonno?

I grandi surrealisti del Novecento, come Breton, ad esempio, dicevano che dormendo creavano le loro opere. Forse il sonno è la vita vera, e quella che crediamo l’unica reale è invece un’illusione. Ma qui stiamo per fare della letteratura o della filosofia spicciola, meglio soprassedere. Anche se, intanto, nell’ombra, il segreto continua a diffondere la sua luce.

 

Elisabetta Sgarbi è direttore editoriale della Bompiani. Nel 1990, insieme a Pier Vittorio Tondelli, Alain Elkann e Elisabetta Rasy, ha fondato Panta, rivista letteraria unica nel panorama italiano e articolata in volumi quadrimestrali monografici. Nel 1999 ha scritto insieme al creatore dei Momix, Moses Pendleton, il libro-intervista Salto di gravità (Olivares). Intensa e significativa la sua attività di regista. Nel 2001 ha partecipato al London Film Festival con This is my chocky Message. Nel 2001 ha diretto Belle di notte, presentato al Torino Film Festival. Nel 2002 il suo mediometraggio La notte che si sposta- Gianfranco Ferroni, è stato presentato alla 59.a Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2003 ha girato il film in pellicola Fantasmi di voce - Antonio Stagnoli, presentato alla 60.a Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione “Nuovi territori”. Nel 2003 ha realizzato il suo primo lungometraggio Notte senza fine - amore tradimento incesto, interpretato da Anna Bonaiuto, Laura Morante, Galatea Ranzi, Toni Servillo, presentato in concorso 2004, distribuito dall’Istituto Luce. Ha ideato, e da sei anni ne è Direttore Artistico, La Milanesiana - Letteratura Musica Cinema.

www.elisabettasgarbi.it

 

 

Richiamo

Novembre 25, 2007

 

Nell’oscurità della camera si era aperto uno squarcio luminoso.

Alzati, è ora.

Una striscia sottile di luce che s’allargò all’improvviso in un fascio accecante. Con un gesto di rabbia, Matteo infilò la testa sotto la trapunta invernale e richiamò le ginocchia al petto, abbracciandole con forza. Per qualche secondo rimase immobile, irrigidito, serrando le palpebre. 

Come finiva il sogno?

Un attimo prima stava succedendo qualcosa, qualcosa di importante, ne era sicuro. Trattenne il fiato, cercando di concentrarsi, ma si arrese subito… Non riusciva a ricordarselo.

Espirò di getto e quindi inspirò ancora, con uno sbadiglio muto e doloroso. Poi scostò la trapunta con un calcio e imprecò, sollevandosi a sedere sul letto.  Insaccato nel pigiama a coste, sgranò gli occhi e con un gesto automatico rintracciò il pacchetto delle sigarette. Ne accese una, sentendo con sollievo l’amaro del tabacco scendergli in gola e riscattarlo definitivamente dal sonno. Mentre fumava, ruotò a poco a poco lo sguardo nella stanza.

L’intensità della luce sembrava diminuita: la camera era immersa nella penombra, intagliata appena dalle sagome massicce dei mobili antichi. Le ante dell’armadio erano spalancate, come minuscoli cancelli d’ingresso a un mondo sconosciuto. Poco lontano, alla sua sinistra, lo schermo nero della finestra. Pensò di aprirla, ma invece di alzarsi rimase incurvato a fumare. Tese l’orecchio. Da fuori, non si udiva più alcun rumore, se non quello remoto e anonimo del traffico. E’ normale, pensò, i felini sono predatori notturni e questo per loro è il momento del riposo. Diede un’ultima tirata e allungò il braccio verso il comodino, spegnendo la sigaretta sul legno tarlato. Poi si alzò, stirandosi con un gemito, e si avviò in bagno battendo i piedi nudi sul pavimento.

Il bagno era un budello umido e stretto. I raggi di sole foravano le persiane chiuse creando un gioco di decorazioni alternative: la maiolica celeste era striata da inserti bianchi che si allungavano in diagonale zebrando il muro. Evitando la propria immagine, che era balenata nello specchio rotondo, Matteo si affacciò oltre il bordo scrostato della vasca e si abbassò i pantaloni del pigiama. Fece un mezzo passo laterale e allargandosi sulle gambe cominciò a urinare.  

Non aveva chiuso occhio per tutta la notte. Quel lamento era durato fino all’alba: in principio solo un sospiro rauco e trattenuto ma, in ultimo, un ruggito feroce e disperato. Lo aveva ascoltato dall’inizio sino alla fine. Non aveva saputo resistergli. Lo aveva inseguito, o piuttosto si era lasciato trascinare, in quello strano sogno fatto di cieli azzurri e di savane sconfinate… Il sogno, come finiva il sogno? Non se lo ricordava più. Gli era evaporato dalla mente, dissolvendosi in una sensazione di noia e stanchezza. Indugiò ancora un attimo, poi fece scorrere l’acqua nella vasca e si rivestì in fretta.

In cucina, la tavola era già apparecchiata: una tazza di caffè accanto alla scatola dei biscotti e, di lato, il barattolo dello zucchero e una sigaretta. La accese, prendendo posto davanti alla televisione. Una bionda ossigenata cantava le lodi di una batteria di pentole in acciaio inox: sbuffando, Matteo afferrò il telecomando e cambiò ripetutamente canale, tornando infine alle televendite. Con gli occhi fissi nel vuoto, si portò la tazza alle labbra sorseggiando il caffè bollente, e aspirò una lunga boccata di fumo. Poi un’altra, e un’altra ancora.

Buongiorno.

La madre lo sorprese alle spalle e gli scoccò un bacio silenzioso sui capelli. Gli passò accanto, seminando una scia di profumo e sudore, e gli lasciò sul tavolo un biglietto da venti euro. Matteo lo raccolse tra le dita e lo pressò nel pugno, accartorciando la banconota. La madre si aggiustò il grembiule sui fianchi e si mise a sedere davanti a lui. Si passò una mano sulla fronte, sospirando, e poi afferrò il barattolo dello zucchero.

Così, hai deciso di andare? Lo finisci il caffè, sennò lo bevo io…Quella belva non m’ha fatto chiudere occhio tutta la notte: s’è agitata come un demonio, madonna santa, un demonio scatenato.

 

Posted by Misia Donati

(Estratto dal racconto inedito Richiamo pubblicato su Creative Commons License)

www.misiadonati.it

Credits: photo by Propea on Flickr.com