
Il giorno è precoce, con già gli uccelli e lo scricciolo in una nuvola a zufolare come il bambino della poesia, Lascia il tuo piffero, il tuo allegro piffero. Qui cresce il fiore di fagiolo, rigoglio verde pisello è l’erba e uno sciame di insetti vorticosamente persegue i propri scopi; una sbiadita rosellina rampicante è uno scialle di crema, un avvolgente copriteiera fiorito; ah, le minuscole, saltellanti ore piccole piene di insetti che ballano a ritmo di jazz sui fili d’erba contorta e il volto del primo fiore vivo; io piantai semi di carota che mai spuntarono perché il vento soffiò un incantesimo e li dileguò; il vento è caldo, era caldo, e i giorni lassù sbocciano non visti, lasciano esplodere i loro atomi di fior di fagiolo nero-neve e di rosa bianca, irridono l’ultimo tenue segreto, il segreto del canto estivo del tordo; e il vento suggeriva di piantare i semi di carota appena sotto una coltre di terra leggera come cotone, ma essi si inabissavano o seccavano, e i moscerini si insinuavano tra i fagioli che fiorivano più tardi, nel velluto della mezzanotte, e io pensai, Avrei dovuto immaginarmelo, come si suole pensare davanti agli enigmi del destino; rigoglio d’estate, sì, ma a che servono il fiume d’erba, il luogo dorato, se tempo e morte hanno immobilizzato gli esseri umani nel cavo della mia terra trascinando nel sottosuolo anche il verde salice, la rosa bianca, il fior di fagiolo e il canto festoso del picchiettato tordo fra le foschie mattutine?
E ora, o voluminoso, dispeptico Santa Claus, c’è un cumulo di neve davanti alla porta di Natale che nessun giorno di piena estate e nessun sole umano scioglierà, ed è così, sembra che sia così che funziona; e ora compriamo un biglietto di auguri natalizi e sigliamo o firmiamo con lo scotch il necrologio dello spago; involtiamo la nostra vita nel cellophane insieme a un fazzoletto e a un biglietto; compriamo un giocattolo: un bruco a molla che, inarcando il dorso, striscia lentamente attraverso il nostro giorno, la nostra notte.
Così canta Daphne dalla camera morta.
Janet Frame, Gridano i gufi
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