Il lungo corridoio fuori luccica come il cuoio di una scarpa nuova che cammina cammina su se stessa con passo spettrale calpesta il proprio luccichio finché non giunge alla camera dove la donna aspetta, in vestaglia, l’orrore delle ore nove del mattino chiamato trattamento di elettroshock. Indossano vestaglie di flanella rossa, come se Dio o il diavolo, comprato un continente di stoffa, lo avessero percorso a piedi, usando le forbici anziché il bastone da passeggio, da costa a costa, ritagliando un inerte e vasto disegno di pazzi e di pazze i quali all’improvviso, vedendo il loro mondo e la bandiera di stoffa a forma di sole penzolare nel loro unico cielo, diventeranno ciechi.
Oh, ma alle nove, si dice, tutto andrà a posto. La vista sarà oscurata, l’ombra risistemata sugli occhi, e il campo visivo verrà ristretto al piatto, alla tazza da tè, alle sigarette; tutto qui il loro mondo; fermi come una casa a guardare sempre il proprio cortile posteriore.
Hanno tolto loro le forcine che sono state disposte in fila lungo la mensola del camino. Le dentiere sono immerse in acqua tiepida dentro tazze senza manici, disposte in cerchio, perchè si facciano compagnia, sul tavolo dalle gambe d’osso.
- Via le dentiere, hanno ordinato le donne vestite di rose. Via le dentiere.
E tra un attimo lo stesso dio o lo stesso diavolo che ha passeggiato sul continente di stoffa girerà l’interruttore che decreta – Guardare. Dimenticare. Diventare ciechi.
In preda alle convulsioni e non sapere mai perchè.
Togliersi le dentiere per non correre il rischio di soffocare, farsi strappare gli occhi come Gloucester, per non correre il rischio di vedere il baratro e “gli dei potenti che fanno sulla nostra testa questa orribile tragenda”. Togliersi la vita per non correre il rischio di vivere.
E le donne, cedendo le protesi dentarie, gli occhi, la vita, sorridono, imbarazzate o pazze dal loro mondo di vasta flanella rossa.
Janet Frame, Gridano i gufi
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Ottobre 7, 2007 alle 8:19 pm |
forse…perchè sono stata in ospedale che ero troppo giovane…ma ogni volta si raccontino questi episodi, resto sconvolta. sembra sempre si parli di un mondo a parte. con quelle/stesse/persone. il tempo scandito dai pasti. e te che aspetti le nove. o le diciassette. o le ventuno. e poi?
(continualo…)