Nightly Trip 3 – Turchia

By Narco Team

Shortbus.

Non sopporto l’attesa e la staticità messe insieme. Per quello avevo vissuto male l’intera giornata: intontita dall’aria afosa, senza volontà di fare e provare. Mi ero sentita la febbre addosso.

Però, appena l’autista ha girato la chiave e l’autobus si è messo a scivolare tra le strade nere e deserte della Cappadocia, mi è parso di essere guarita.

Adoro il sonno in movimento, i sogni interrotti e ripresi, la vita che si fa tutt’uno con l’incoscienza. E mi piacciono anche le emozioni di cui non osi parlare perché non sai se sono state realtà o fantasia. Amo il viaggio e l’instabilità che si incontrano.

Io e lei - che viaggia con me - siamo qualcosa di simile e qualcosa di diverso. Questo sovrapporsi di somiglianze e diversità crea la nostra alchimia: un amore che nessuno capirebbe e che non vuole essere né spiegato né vissuto, ma solo sentito. L’autobus si muove: io ascolto musica e lei legge.

Le curve ci cullano e abbiamo voglia di dormire. I sedili sono stretti e sono tutti occupati. Ci incastriamo per trovare una posizione comoda: lei appoggiata al finestrino, io su di lei.

Arriva il sonno, leggero. C’è calore e intimità nei nostri respiri che si sincronizzano, mentre decine di vite si riposano intorno a noi e corrono sotto un altro cielo per provare a cambiare.

I chilometri scorrono, i respiri li seguono: è un incantesimo.

L’autista si ferma e spegne il motore. Ci svegliamo e sorridiamo.

Scendiamo dall’autobus e ci accendiamo una sigaretta. Il parcheggio dell’autogrill è pieno di rumori nuovi, di persone che si muovono, di bancarelle e odori.

Ci sediamo sul marciapiede e aspettiamo di ripartire.

 

Posted by Patrizia Spinetta

Photo by Gabriele Lipartiti (www.flickr.com/photos/gabrielelipartiti)

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