Nightly Trip 1 – Marocco

By Narco Team

 

Sotto stelle roteanti.

Faceva freddo. La pioggia aveva allagato la terrazza su cui si affacciava la nostra stanza e l’acqua filtrava tra le crepe del soffitto.

Non ci aspettavamo un clima così: eravamo convinte che l’autunno marocchino ci avrebbe regalato un po’ di calore.

Per scaldarci, avevamo provato di tutto: unire i letti, trasformare asciugamani e maglioni in un ammasso di coperte, strusciare le gambe nude una contro l’altra.

Avevamo fatto l’hammam, e poi l’avevo anche baciata.

Ma continuava a fare freddo, e la notte era appena cominciata.

I nervi assaggiavano le sostanze che incontravano nel sangue: tè alla menta zuccherata, marocchino di ottima qualità, instabilità e straniamento, voglia di amare. Spingevano sulla pelle, come se volessero bucarla.

Ho provato ad addormentarmi ma non ci sono riuscita. Mi sono fermata al confine tra veglia e sonno. Quella che per me è la terra più affascinante, anche se brucia: il luogo dove né mente né inconscio predominano, ma lottano.

Ho guardato l’orologio alle 22 e 45 e l’ho riguardato alle 4 e 15. Cinque ore e mezza di combattimento catartico. Ero in quel letto a Fes, con lei accanto, ma ero anche altrove.

Dopo essere riemersa, ho ascoltato per qualche minuto il suo respiro. Era calmo e regolare, come quello di chi si è lasciato andare. Dormiva.

Sono uscita in terrazza. Non pioveva più e c’era silenzio. Mi sentivo leggera e viva.

Ho tolto il maglione e ho lasciato che la pelle si facesse accarezzare dal vento delicato di quel momento, per ricordarmi di essere lì.

Ho aperto le braccia. Ho alzato gli occhi verso il cielo e li ho chiusi. Ho respirato profondamente.

Poi ho danzato, ruotando su me stessa.

 

Posted by Patrizia Spinetta

Photo by Jborzikphoto (www.flickr.com/photos/7539938@N04)

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