La sveglia uccide il pensiero creativo/Cap. 8

By Narco Team

 

La libertà è arrivata ventiquattro ore dopo il ritrovamento del corpo di mia nonna. Quando è ritornato il sonno. Prima da buona schiava ho dovuto adempiere a tutti quegli ordini post-mortem per i quali mia nonna mi aveva educata in vita; mi ha allevato per quarant’anni con la sottile minaccia che se fossi venuta meno a questi obblighi una maledizione solenne si sarebbe abbattuta su di me.

Io sono già maledetta, e con pazienza e con la volontà di essere già oltre, nel mio sonno, ho cominciato il rituale. Ho chiamato Don Guglielmo, lui sapeva come fronteggiare l’apparato funebre e quali parrocchiani convocare per fare sentire meno il vuoto di una famiglia di fatto inesistente. Ho ricomposto da sola il corpo di mia nonna, l’ho lavata, le ho acconciato i capelli e le ho messo il vestito lilla. In vita mi aveva raccomandato più volte di non dimenticare il vestito color cicalamino, era il suo preferito, un camicione color ciclamino con i bottoni dorati, deve averlo comprato per una cerimonia e ora lo indossa per fare bella figura nella bara. La morte è viola e la morta è color ciclamino. Il vestito è appropriato, dà a mia nonna l’aria antipatica che ha sempre avuto in vita.

Il giorno in cui uno muore è un giorno eclatante. Si sta al centro dell’attenzione in modo morboso. Sono arrivati i fiori, i fiori che sanno già di cimitero e della terra bagnata e delle foglie in decomposizione perché dopo un po’ ci si scorda del morto e dei fiori e resta solo un cattivo odore che ammonisce il passante: “Ehi, va avanti, qui ormai è solo puzza.”

Mia nonna ora è composta nella bara. Nelle mani stringe un rosario a grani gialli e invece io continuo a vedere una ciotola per l’insalata e a un tratto il ricordo del sogno, di quello che la vita può essere prima di essere una vita sveglia, quando è una vita che dorme. Vedo i sogni futuri, leggeri e precari come una fila di stuzzicadenti in equilibrio. Vedo tutti i sogni che saranno e la vita opposta alla morte che sta nella bara e che non dorme, è solo morta mentre io so che finché c’è sonno c’è vita.

C’è l’odore dell’incenso e la penombra contro le tende chiuse e c’è il mio sorriso.

Poi è cominciata la veglia.

La cosa più dolorosa che ricordo della morte di mia nonna.

Eterno dura il sonno.
Sonno santo -
non fare troppo raramente lieti
i consacrati alla notte
in questa terrestre
quotidiana fatica.*

 

Fine

Posted by Eleonora Lombardo

* Novalis, Inno alla notte

www.myspace.com/lacasastorta

Lascia una Risposta