Archivio per Giugno 2007

La sveglia uccide il pensiero creativo/Cap. 1

Giugno 30, 2007

Nessun “Buongiorno”. Ma tante buone notti, nella mia vita.

 

Posted by Eleonora Lombardo

www.myspace.com/margotconnery

Ikea Bed Collection

Giugno 29, 2007

Il suo corpo stanco sul letto

Giugno 29, 2007

 

Vorrei mordergli il labbro senza farlo sanguinare. Solo svegliarlo.  Fermarlo. Aprire gli occhi, perché quando ci si bacia si tengono serrati. L’occhio distrae, riporta alla realtà. Vorrei morderlo. Aprire gli occhi e fargli vedere quello che non dicono mai. Lo odio, ma in fondo credo di amarlo. Cerco di sfuggire da quella lingua che mi invita. Non gli lascio spazio, fuggo e poi ritorno. È un girotondo senza fine. Di amaro, di dolce.

Mi ritrovo lucida con del salato sulle labbra. Apro gli occhi e vedo la mia debolezza. Lui se ne accorge, ma non si ferma. Continua questo folle ballo all’inferno, ma dentro di me rimane qualcosa di angelico, di puro. È il desiderio di sentirlo mio, solo per qualche minuto. Di sentirmi morta per vedermi viva. Penso che se mi guardassi allo specchio in questo momento potrei non riconoscere nulla del mio viso. Gli occhi lucidi. Le guance rosse come due amarene. Le efelidi tutte disordinate, mischiate dalle sue carezze, dalle sue lusinghe che sembrano così sincere. La frangia elettrizzata e un boccolo biondo spuntato dalla nuca. Quel piccolo segno di naturalezza. Il gesto coraggioso del ritorno in me stessa. Lo guardo e vedo quel che rimane di noi. Di quel bacio. Il veloce inizio di un lento suicidio. Il suo corpo stanco sul letto e l’ombra del mio sguardo su di lui, per coprirlo.

È così nudo.

 

Posted by Ilaria

(rielaborazione dal racconto “Latte, miele e caffè”)

www.myspace.com/littlefairyland

Doppio sogno

Giugno 28, 2007

 

Sta andando verso la sua auto.

Devo averlo già salutato, ma lo richiamo, urlando il suo nome. C’è una rete tra noi. Una verde rete metallica a maglie larghe. Io sono dentro e lui fuori, questo solo so. Dentro dove? Lo ignoro.

Temo che non torni, che non mi senta, ma lui si è già voltato e sta camminando verso di me, rapido, premuroso.

Si appoggia alla rete.

Le sue dita si allungano, diventano fili sottili, trasparenti, come tentacoli di medusa. Si avvolgono attorno alla mia mano, si intrecciano alle mie.

─ Grazie. ─ dico, senza sapere perché.

─ Anch’io ti amo. ─ dice.

Il sollievo mi invade, mi riscalda, mi rinfresca. Quell’anch’io vale quanto il ti amo. È riconoscimento senza bisogno di spiegazioni, senza imbarazzi. Mi ama. Anche lui, certo.

È giusto, lo sento giusto, è perfetto che me lo riveli in questo modo.

─ Lo so. ─ dico.

Poi abbasso lo sguardo. Le sue dita sono tornate a essere solo dita e si sciolgono, piano, dalle mie.

Non c’è tristezza in questo. Non è un addio.

È volersi lasciare per assaporare questo nuovo sapere. Non importa quel che sarà. Sappiamo tutti e due che queste parole non cambieranno di una virgola le nostre vite, ma non importa. Ci basta esserci trovati ora, qui, in questo istante.

 

Il risveglio è lento. Vorrei posticiparlo, restare aggrappata ancora un po’ al lembo del sogno, tenerlo stretto nel pugno. Ma è inutile. Senza strappi si dissolve, scivolandomi via dalle dita.

Resta la dolcezza. Sulle labbra, negli occhi, dentro al petto. Soffice come gommapiuma ad attutire gli urti; tutto il giorno.

È sera quando lui mi chiama.

─ Ti ho sognata questa notte, sai?

─ Davvero?

Sto per dire “anch’io!” ma qualcosa mi trattiene. Vorrei poter dire anch’io senza dover raccontare il sogno; nel dubbio mi censuro.

─ Sì. Ti salvavo da un maniaco, pensa un po’.

─ Meno male. ─ scherzo. ─ E poi?

─ Eravamo in una specie di campo sportivo. Io stavo andando via e tu mi hai richiamato.

Il cuore batte furioso nel petto.

─ E?

─ Mi hai ringraziato.

─ E? ─ ancora, con le mani sudate.

─ E basta. Mi sono svegliato.

─ …

─ Ci sei ancora?

─ Sì. È uno strano sogno.

─ Strano sì. Ancora più strano è che mi sono svegliato convinto di doverti chiamare immediatamente per dirtelo. E’ tutto il giorno che penso di doverlo fare.

─ Sono contenta che me l’hai raccontato. È vero, dovevi farlo.

─ Sì?

─ Sì.

─ Bene. Ora l’ho fatto. Come va? Davide sta bene?

─ Sì, certo, è di là. Sta guardando la tv. Vuoi parlarci?

─ No, lascia stare. Sarebbe strano dirgli che ho chiamato per dire che ho sognato sua moglie.

─ Sì, detto così è un po’ strano, effettivamente.

─ Bene, allora te l’ho detto e ora posso dormire tranquillo.

─ Buona notte, allora… ─ rido.

─ Buona notte!─ ride ─ Buona notte. ─ ripete, ora serio.

 

Posted by Sabrina Campolongo.

balenebianche.splinder.com