Archivio per Maggio 2007

E’ notte e ti senti unico al mondo

Maggio 30, 2007

 

 

l’immobilizzarsi del silenzio in una forma.

la possibilità inesorabile di un sorriso.

 

le parole dette a caso confessano misteri

e quelle non dette restano pregne di senso.

e comincia a piovere che non te ne accorgi mica,

che è notte e ti senti unico al mondo

per una volta non solo unico male,

per una volta non solo un pezzo marcio

 

ma poi l’aria torna pesante, non hai scampo -pensi-

che scappare da se stessi è tempo perso

che scappare da te stessa c’hai provato

ma a riuscire non ci sei riuscita mai

 

tempo due passi e tutto sembra quiete

tempo due passi e l’erba resta secca

la distonia contratta dei tuoi occhi nel contesto

-vietato l’accesso ai cani e ai dolenti-

 

sei troppo lacrimevole troppo sensibile troppo storta

sei un’icona russa troppo colorata

resti penosamente appesa alla cantilena dei perchè

resti penosamente appesa

come sempre

(come sempre)

una foto venuta male, un pugno, uno schiaffo

un punto interrogativo tatuato sulla faccia

357 ossa che ti fanno male

357 assassine da contemplare

 

è inutile sei noiosa fattene una ragione

continui a scrivere per inerzia incontrollata

continui a ingoiare tutta la tua rabbia

-solo di notte sola. solo di notte sola puoi gridare-

 

e basta fare l’elenco delle tue torture!

basta dire e ridire quanto dolore c’era

ora stai zitta

vuoi star zitta per favore?

sorridi su, cazzo, sorridi!

sorridi senza più pensare

oppure vattene

non c’è niente

proprio niente per te, qui.

 

Posted by Chiara

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Se mi addormento non preoccupatevi

Maggio 29, 2007

Nel mio portafogli c’è un biglietto con scritto “Sono narcolettico, se mi trovate addormentato da qualche parte non preoccupatevi, poi mi risveglio. Se non dovessi farlo entro dieci minuti e mi viene la faccia viola, allora chiamate la mia famiglia al numero 08194625. Ditegli che Cristo non è resuscitato, loro capiranno.”
Il biglietto l’ho riscritto centinaia di volte, perché quando mi addormento in posti come San Giovanni, Barra o Ponticelli, la prima cosa che fanno è quella di rubarmi il portafogli. Una volta mi sono ritrovato in una stazione della metropolitana con i pantaloni abbassati. Altro che darmi una mano.
Ho anche provato a seguire un gruppo di sostegno per narcolettici. Per non farlo sembrare un posto di malati, il gruppo si chiamava Amici del Sonno. Ci voleva coraggio a definirci amici del sonno. A turno dovevi alzarti e dire come te la cavavi, quali strategie avevi elaborato per sopravvivere alla narcolessia e come ti comportavi al lavoro. La storia del bigliettino nel portafogli l’ho imparata al gruppo. C’era uno che si era fatto stampare su una maglietta bianca la scritta “Sono narcolettico, se mi addormento non preoccupatevi.” Solo che nessuno lo prendeva sul serio e in molti gli avevano chiesto dove potevano comprare la maglietta. Il gruppo in realtà non era incentrato sugli aspetti clinici della narcolessia. Per quelli, ognuno di noi seguiva una cura a base di Modafinil, Modiodal, Provigil, Viloxazina, Venlafaxina e Clororimipramina e si sottoponeva regolarmente a tac al cervello e sistemi di monitoraggio dell’attività cerebrale sempre più sofisticati. Le discussioni del gruppo invece dovevano creare una coscienza collettiva narcolettica che potesse suggerirci piccoli trucchi per aiutarci a vivere in modo normale. Molti facevano dei bei discorsi, durante i quali spesso ci si addormentava; capivamo allora che stavamo combattendo contro una cosa più grande di noi.
Al gruppo di sostegno Amici del Sonno ho conosciuto Lucilla. Lucilla era catalettica e, piuttosto che di attacchi di sonno, aveva delle perdite di coscienza simili a svenimenti. Al contrario di quanto succedeva a me, lei doveva cercare di avere una giornata emotivamente piatta per evitare di crollare a terra. Io, invece, se restavo in silenzio per alcuni minuti mi addormentavo. Certo che insieme eravamo una coppia davvero strana. Fare l’amore era un problema. Durante i preliminari io mi addormentavo tra i suoi seni, e lei, mentre stava per venire, sveniva. Una volta mi convinsi che fosse morta, da quanto pallida era diventata. L’ho ammazzata!, mi dissi. Poi le controllai polso e giugulare, e appoggiai la testa sul suo seno: i suoi alveoli polmonari incameravano regolarmente aria. Ho sempre pensato che dormire, in un certo senso, sia un morire reversibile. Io muoio e resuscito dieci volte al giorno. Ogni volta che muoio, lo faccio per dieci minuti. Muoio mentre faccio la spesa al discount, in ascensore, mentre leggo il libretto delle vitamine, e mentre parlo al telefono. Ogni risveglio è una resurrezione. Come un Cristo di periferia dieci volte al giorno sposto la lapide della mia tomba e m’incammino, sbilenco, zoppicante e senza fiato fino alla prossima morte momentanea.
I medici del policlinico sostengono che il mio problema sia dovuto a un insufficiente afflusso di sangue al cervello, che reagisce in questa maniera per adattarsi alle risorse ematiche a disposizione. Poco sangue, poco lavoro. E allora si spegne senza preavviso, il bastardo. A volte non mi da neanche il tempo di concludere una frase che ho appena iniziato e mi trasforma in un burattino di cristallo appeso a fili di tela di ragno.
Io narcolettico lo sono diventato quattro anni fa. Erano le otto di mattina e avevo terminato il turno di notte. M’infilo nella macchina con i vetri tutti appannati dall’umidità. Accendo la radio alla ricerca di quei due comici che mi fanno tanto ridere con le loro battute cretine, e dell’oroscopo, sulla base del quale razionalizzo tutte le mie scelte importanti. Il traffico verso Napoli è congestionato a causa di alcuni lavori di manutenzione eseguiti da uomini in arancione catarifrangente. Ferma la macchina, e poi riparti. Metti la prima, ma senza tirare troppo il motore, lascia la frizione veloce, metti la seconda e rimetti la prima, adesso fermati. Il movimento diventa quello di un pendolo. Più che un proseguire a scatti, lo sento come un’oscillazione, un dondolio di quelli che, se sei stato tutta la notte sveglio a fissare su di un monitor degli allarmi che mai si accendono, inevitabilmente ti fanno addormentare. Morire in tangenziale per un milione e sei al mese. Morire a tempo indeterminato. Un colpo di sonno. Non freno, nella sequenza dei movimenti che avrei dovuto fare, e con la testa sfondo il parabrezza.
Sono morto.
Anzi, no. Peggio. Una piccola vena situata proprio in mezzo al cervello si beve il mio sangue e non lo passa più agli altri reparti, e allora mi spengo. Narcolessia traumatica, piuttosto frequente. Il sonno non ha generato la mia morte, ma altro sonno, e al posto di morire in un colpo solo, oggi, muoio a rate.

 

Posted by Gianni Solla

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Il sonno ti cambia la vita

Maggio 27, 2007

 

(Disturbi dell’addormentamento e della continuità del sonno, specialmente su base ansiosa. Le benzodiazepine e gli agenti benzodiazepino-simili sono indicati soltanto quando il disturbo è grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio. In caso di trattamento prolungato la somministrazione non deve essere sospesa bruscamente, dato che i disturbi del sonno potrebbero temporaneamente ripresentarsi con intensità più elevata...)

Avevo 15 anni la prima volta che ho incontrato il Minias.

Non dormivo.

Forse dormivo.

Male…

(Salvo diversa prescrizione medica la dose singola nell’adulto è di 1-2 mg. Nei pazienti anziani la dose singola è di 0,5-1 mg. Il trattamento dovrebbe essere iniziato con la dose consigliata più bassa…)

Per molto tempo, in estate, per addormentarmi arrotolavo il lenzuolo intorno al corpo.

Intorno alla gola, stretto, usciva solo la testa.

Cosi non avevo paura.

Un fagotto, il lenzuolo non posava sul mio corpo….

Mi ci avvolgevo, ne passavo i lembi e i lati sotto.

Una sacca senza liquido amniotico.

Evidentemente, c’era qualcosa che non andava…

Si, c’era.

(Ipersensibilità accertata al medicamento. Miastenia grave. Glaucoma ad angolo stretto. Grave insufficienza respiratoria. Sindrome da apnea notturna.)

L’inverno, una serie di sciroppi e un anno perso a scuola.

Poi, all’inizio dell’estate, la parola magica: benzo

Per sei giorni, non di più.

Funzionava, io dormivo…

Per sei giorni mezza pasticca.

Poi le rubai, finirono.

(L’uso di benzodiazepine può condurre allo sviluppo di dipendenza fisica e psichica da questi farmaci. Il rischio di dipendenza aumenta con la dose e la durata del trattamento; esso è maggiore in pazienti con una storia di abuso di droga o alcol. Una volta che la dipendenza fisica si è sviluppata, l’interruzione brusca del trattamento sarà accompagnato da sintomi di astinenza…)

Perché, si, il sonno ti cambia la vita.

Ero passato da “Jekyll” ad “Hyde”.

Prima “sembravo” un bambino prodigio.

Poi ero diventato un adolescente su una via delinquenziale…

Persi due anni al liceo, fortunatamente ero un primino.

Persi poi molte altre cose, strada facendo…

(Durante l’uso di benzodiazepine può essere smascherato uno stato depressivo preesistente…)

Il resto.

Usato da adulto.

Anzi gran parte delle volte abusato.

Fino, alcune volte, ai limiti della intossicazione…

Tanto da dovermene disintossicare.

Esattamente come un tossico.

Parlerò della mia vita in seguito.

E non, in questi termini…

(Come per le altre benzodiazepine, una dose eccessiva di Minias non dovrebbe presentare rischio per la vita, a meno che non vi sia assunzione concomitante di altri deprimenti del SNC, incluso l’alcol. Nel trattamento dell’iperdosaggio di qualsiasi farmaco, dovrebbe essere considerata la possibilità che siano state assunte contemporaneamente altre sostanze. Nei casi più gravi, i sintomi possono includere atassia, ipotonia, ipotensione, depressione respiratoria, raramente coma e, molto raramente, morte.)

 

Posted by Aldo Pinga

Non dormo mai e mai ho sonno

Maggio 26, 2007

Tremo. Non dormo mai e mai ho sonno. La mattina il letto è sempre stropicciato e al mattino ho solo i segni del cuscino. Della notte non ho un ricordo. Almeno un sogno lo vorrei ricordare.

 

Posted by Ilaria.

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